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Processo di pace Colombia-FARC-(EL ULTIMO DIA DE LA GUERRA).....Cuba fa da garante............

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Processo di pace Colombia-FARC-(EL ULTIMO DIA DE LA GUERRA).....Cuba fa da garante............

Messaggio Da mosquito il Ven 19 Ott 2012 - 1:52

http://temi.repubblica.it/limes/i-negoziati-colombia-farc-visti-da-fidel-castro-hugo-chavez/39226?printpage=undefined

È ufficialmente iniziato a Oslo il dialogo tra le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia-Ejercito del Pueblo (Farc) e il governo del paese andino, attualmente presieduto da Juan Manuel Santos, per porre fine a un conflitto che dura dal 1964. La Norvegia e Cuba - dove avranno luogo i successivi incontri tra le parti - sono paesi garanti del processo di pace, mentre il Cile e il Venezuela sono "paesi accompagnanti". L’esito di queste trattative dipende principalmente da Bogotá e dalla guerriglia, due entità tutt’altro che monolitiche, ma la loro evoluzione avrà un effetto anche sulla Cuba dei fratelli Castro e sul Venezuela del rieletto Hugo Chávez.



Il governo e le Farc hanno concordato durante un incontro estivo a L’Avana un’agenda in 5 punti da cui iniziare il negoziato. Questi punti sono: lo sviluppo rurale (la riforma agraria è una rivendicazione storica della guerriglia), la partecipazione politica, la fine del conflitto armato (che implica la restituzione delle armi e l’integrazione dei guerriglieri nella vita civile), il problema delle droghe (sostituzione delle coltivazioni illegali, stop alla produzione e vendita di stupefacenti) e quello delle vittime (si discuterà di diritti umani e si cercherà di stabilire la verità). Ognuno di questi temi presenta varie incognite ed elementi che potrebbero far naufragare il dialogo, come è già accaduto in passato.



Oltre all’incontro dello scorso agosto, dopo l’apertura formale dei colloqui a Oslo il resto della trattativa si svolgerà a Cuba. Per il regime - in particolare per Fidel Castro - sarebbe una vittoria diplomatica se il governo colombiano e la guerriglia di ispirazione marxista-leninista arrivassero a un accordo definitivo. Da poco dopo il trionfo della rivoluzione castrista (1959) alla fine della guerra fredda il governo comunista di L’Avana è stato considerato una minaccia alla pace e alla stabilità mondiale, per via dei suoi legami con l’Unione Sovietica e del suo attivismo economico, politico e militare, non confinato all’emisfero occidentale.



Il negoziato tra Farc e Bogotá, nel quale l’isola ha la stessa qualifica di un paese simbolo della pace come la Norvegia, è l’occasione per emendare questo giudizio. Venticinque anni dopo l’assegnazione del Nobel per la pace ad Oscar Arías e 50 anni dopo la crisi dei missili, Castro potrebbe avere un ruolo simile a quello del presidente costaricano, la cui mediazione fu decisiva per terminare i conflitti in America Centrale. Il líder máximo non ha mai avuto rapporti calorosi con le Farc e ha reso nota da anni (anche attraverso un libro) la sua opposizione al proseguimento della lotta armata. Per motivi anagrafici e di salute, è lecito ritenere che il processo di pace in Colombia sia una delle ultime grandi avventure di politica estera in cui si imbarca Cuba mentre Fidel è ancora in vita: se questi riuscisse a indirizzare le trattative verso il successo, il giudizio complessivo sulla sua figura non potrebbe non tenerne conto.



Il presidente venezuelano Hugo Chávez ha aspirazioni solo in parte simili. Anche lui potrebbe rivendicare parte del merito di un’eventuale fine del conflitto colombiano: il suo nuovo atteggiamento nei confronti del governo della Colombia e delle Farc stesse da quando a Bogotá è stato eletto Juan Manuel Santos è evidente. Questo cambiamento deve molto all’ex ministro della Difesa di Uribe, che una volta divenuto presidente ha adottato una linea conciliatoria nei confronti di Caracas. D’altra parte, il mutato contesto internazionale ha spinto lo stesso Chávez a riavvicinarsi alla Colombia, data l’impossibilità di perseguire sogni di grandeur emisferica. Il Venezuela, una volta santuario delle Farc, è diventato in poco tempo un alleato del governo della Colombia, verso cui ha iniziato a estradare membri della guerriglia e narcotrafficanti.



In caso di successo del processo di pace, Chávez avrebbe quindi buon gioco a esaltare il ruolo del suo paese come facilitatore e mediatore-chiave. Otterrebbe così anch’egli, come Castro, una vittoria diplomatica con cui distrarre e consolare i fautori dell’ormai irrealizzabile (in politica estera) progetto bolivariano.




Il buon esito delle trattative tra Farc e governo della Colombia avrebbe per il Venezuela anche una decisiva ricaduta pratica: contribuirebbe al ritorno della pace e della stabilità lungo gli oltre 2 mila chilometri del confine. Su questa zona i rispettivi Stati faticano ad esercitare la loro autorità: il contrabbando è florido, guerriglie e paramilitari agiscono indisturbati, si moltiplicano le violazioni dei diritti umani patite dai civili; in Venezuela ci sono attualmente oltre 200 mila profughi colombiani, di cui solo una minoranza è stata ufficialmente accettata con lo status di rifugiato da Caracas.



La risoluzione del conflitto faciliterebbe anche l’interscambio commerciale: questo, che era superiore ai 7 miliardi di dollari nel 2008, era precipitato sotto i 2 miliardi di dollari nel 2010, dopo che il raid colombiano in Ecuador contro un capo delle Farc aveva suscitato l’ira di Chávez e il raffreddamento delle relazioni bilaterali. Quella cifra sta lentamente crescendo e l’eventuale pace in Colombia alimenterebbe la ripresa; oltretutto, il Venezuela può sfruttare il paese vicino come base per far arrivare più rapidamente il suo petrolio alla Cina.



La Colombia sarebbe, naturalmente, il principale beneficiario di un accordo di pace condiviso e duraturo; il suo futuro è principalmente nelle mani del suo governo e delle Farc. Fidel Castro e Hugo Chávez hanno però un ruolo in queste trattative, e tutto l’interesse a che vadano a buon fine.



Ultima modifica di mosquito il Gio 23 Giu 2016 - 21:05, modificato 3 volte
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Re: Processo di pace Colombia-FARC-(EL ULTIMO DIA DE LA GUERRA).....Cuba fa da garante............

Messaggio Da mosquito il Ven 19 Ott 2012 - 1:59

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Re: Processo di pace Colombia-FARC-(EL ULTIMO DIA DE LA GUERRA).....Cuba fa da garante............

Messaggio Da arcoiris il Ven 19 Ott 2012 - 12:06

Y donde están los Sherrifs?

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Re: Processo di pace Colombia-FARC-(EL ULTIMO DIA DE LA GUERRA).....Cuba fa da garante............

Messaggio Da mosquito il Ven 19 Ott 2012 - 23:10

arcoiris ha scritto:Y donde están los Sherrifs?

quienes son? Question
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Re: Processo di pace Colombia-FARC-(EL ULTIMO DIA DE LA GUERRA).....Cuba fa da garante............

Messaggio Da arcoiris il Sab 20 Ott 2012 - 1:12

El sponsor de Yoanifraude

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Re: Processo di pace Colombia-FARC-(EL ULTIMO DIA DE LA GUERRA).....Cuba fa da garante............

Messaggio Da mosquito il Sab 20 Ott 2012 - 1:28

arcoiris ha scritto:El sponsor de Yoanifraude

ahh...los amerikanos amiguitos tuyo.. Twisted Evil

creo que no hay...o no tienen que estar alli'.. Cool



per lo meno a kuba no pueden entrar tan facilmente no?
study


Il governo e le Farc hanno concordato durante un incontro estivo a L’Avana un’agenda in 5 punti da cui iniziare il negoziato
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Re: Processo di pace Colombia-FARC-(EL ULTIMO DIA DE LA GUERRA).....Cuba fa da garante............

Messaggio Da mosquito il Sab 20 Ott 2012 - 1:52

http://it.cubadebate.cu/notizie/2012/10/18/la-farc-fa-un-appello-per-concertare-una-pace-con-giustizia-sociale/


Il negoziatore delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia-Esercito del Popolo (FARC – EP) Ivan Marquez, ha patrocinato oggi per una pace con giustizia sociale, durante l’installazione del tavolo di dialogo col Governo colombiano.


Nell’inizio della seconda fase delle negoziazioni, nella capitale norvegese, ha assicurato che sarà il popolo quello che prenderà una decisione, e che non può essere un processo di dialogo frettoloso, poiché sono in gioco le lotte sociali per cambiare il modello economico del paese.

“Una pace che non abbordi la soluzione dei problemi politici e sociali, equivarrebbe solo a seminare di chimere il suolo della Colombia”, ha considerato Marquez, ed ha ricordato che una delle cause della lotta delle FARC – EP è il tema della terra, che sarà il primo ad essere abbordato nelle prossime discussioni.

In questo senso, ha criticato il progetto di consegna di terre alle vittime del saccheggio armato, posto in marcia dal governo, perché cerca di commerciare con stranieri la detenzione della terra, nella quale sarebbero interessati le multinazionali minerarie ed in generale il capitale.

Siamo venuti ad Oslo con un sogno collettivo di pace, a cercare pace con giustizia sociale, dove il popolo deve essere il protagonista principale, quella che deve tracciare la rotta del cambiamento, non può essere una “pace express”, ha sottolineato.

D’accordo con Marquez, la pace non consiste solo nel fare tacere i fucili, bensì nell’ottenere una profonda trasformazione dello Stato, che deve includere cambiamenti economici, sociali e militari, come la rinuncia alla sottomissione di fronte agli Stati Uniti.
Ha denunciato che il governo di Washington consegna annualmente a quello di Bogotà 700 milioni di dollari nella cornice del Piano Colombia, mentre la spesa militare in Colombia equivale al 6,4% del Prodotto Interno Lordo, che ha considerato come uno dei più alti del mondo.

“Presidente Santos, fondiamo la pace prendendo come basi gli aneliti della nazione, ha detto il delegato delle FARC – EP”, che ha convocato varie organizzazioni politiche e sociali affinché collaborino nel processo di negoziazione.

Inoltre, ha fatto un appello per cercare soluzioni per i 12 milioni di colombiani che vivono nell’indigenza, per i sei milioni di contadini che deambulano per le strade e per le persone che continuano a soffrire per la geofagia dei latifondisti.
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Re: Processo di pace Colombia-FARC-(EL ULTIMO DIA DE LA GUERRA).....Cuba fa da garante............

Messaggio Da mosquito il Gio 15 Nov 2012 - 2:56

http://www.news.va/it/news/colombia-il-processo-di-pace-governo-farc-al-via-i



Si aprirà lunedì 19 novembre (e non giovedì 15 come previsto in precedenza) il dialogo per la pace nella capitale cubana a L'Avana, tra il governo del Presidente colombiano Santos e le Farc. I garanti sono Cuba e la Norvegia mentre i Paesi testimoni sono Cile e Venezuela. Commentando la ripresa del negoziato, l'arcivescovo di Bogotá, Rubén Salazar Gomez, che riceverà la berretta cardinalizia nel prossimo Concistoro, intervistato dal giornale colombiano El Tiempo ha detto che “il processo di pace è un processo necessario. In Colombia è molto difficile conseguire una vittoria militare, non perché il nostro esercito non sia sufficientemente preparato, ma per le condizioni geografiche e per gli stessi guerriglieri, che sono diventati un gruppo terroristico”. Oltre che presidente della Conferenza episcopale, mons. Salazar Gomez è stato anche presidente della Commissione per la Riconciliazione, quindi alla domanda se le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane) siano state portate al dialogo anche dai colpi inferti dall’esercito, risponde: “Indubbiamente. Questo è stato un fattore decisivo. Ma ancora c'è la loro presenza. Quando parlo con i vescovi delle zone periferiche, come Orinoquia, Nariño, Putumayo, mi confermano la forte presenza dei guerriglieri. Non si può continuare sempre ad ucciderci, pensando solo a distruggerci. Tutto ciò - riferisce l'agenzia Fides che riprende alcuni stralci dell’intervista al prossimo porporato - è costato al Paese troppe vittime, troppe lacrime, troppi dolori. Fa orrore che la Colombia abbia cinque milioni di sfollati!” L’arcivescovo di Bogotà aggiunge: “il problema principale dei nostri guerriglieri è che hanno perso il senso della realtà. Vivono in un altro mondo. Vivono ancora negli anni '60, quando Che Guevara e Fidel erano guerriglieri e c'era un contesto politico mondiale completamente diverso. Forse vivere nella giungla ha impedito loro di sentire le notizie o di comprendere il loro significato”. Riguardo al diffuso fenomeno della corruzione, il prossimo cardinale la definisce “il cancro che sta mangiando il Paese, di dimensioni senza precedenti” e ritiene che la crisi della giustizia dipenda dal fatto che “non è realmente giustizia, perché è lenta, non arriva o arriva distorta. Non ferma il crimine e non riabilita il criminale

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Re: Processo di pace Colombia-FARC-(EL ULTIMO DIA DE LA GUERRA).....Cuba fa da garante............

Messaggio Da mosquito il Gio 23 Giu 2016 - 21:00

http://oncubamagazine.com/sociedad/el-ultimo-dia-de-la-guerra-en-colombia-se-firma-en-la-habana/



El último día de la guerra en Colombia se firma en La Habana



Al filo del mediodía de este jueves 23 de junio todos los ojos políticos de América Latina se fijan en un salón de protocolo de nombre poco ceremonioso: El Laguito, en La Habana. El sitio donde por más de tres años los negociadores de las guerrilleras Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC-EP) y el gobierno colombiano han construido paso a paso el fin del conflicto más largo de la región, vuelve a convertirse en el escenario para las cámaras.

Siete presidentes de la región, el secretario general de la Organización de Naciones Unidas y el de su Asamblea General, dignatarios europeos y norteamericanos, más el líder de las FARC y congresistas e invitados colombianos; son los testigos presenciales de este acontecimiento. La firma del punto más importante del acuerdo de paz entre la guerrilla y el gobierno por fin se ha logrado… aunque no es el fin de las negociaciones todavía.

Por lo menos se callan las armas desde hoy. El punto que comprende el cese al fuego bilateral, la dejación definitiva de las armas por los guerrilleros y las garantías de seguridad para su reincorporación a la vida civil, está terminado.

En el documento firmado (el punto 3 de la Mesa de Negociación) se describen las condiciones para que más de 400 expertos no armados, enviados por la ONU, verifiquen el cese bilateral y definitivo de los combates: se establecen las 22 zonas y ocho campamentos donde se ubicarán las tropas guerrilleras (ubicadas en más de 80 frentes por todo el territorio colombiano). Además, se establece el cronograma para la dejación de las armas y las medidas de seguridad para proteger a los desmovilizados de las FARC de la posible acción sobre ellos de paramilitares y bandas criminales.

Cada punto, menos el desarme, comenzará a regir cuando se firme el acuerdo definitivo de paz, que luego de este acto de hoy avanza hasta el 90 por ciento de elaboración, según diversos analistas. La dejación de armas comenzará cuando los colombianos hayan refrendado en las urnas los acuerdos de paz, en un plebiscito que será convocado a su vez por el presidente Juan Manuel Santos cuando se firme el acuerdo general y tenga la anuncia de la Corte Constitucional, la cual aún no se pronuncia sobre ese mecanismo de refrendación.

Todo esto supone que faltarán al menos dos meses para tener el acuerdo acabado, otros dos para que se defina en las urnas su aceptación y varios meses más para completar el desarme y la desmovilización. El plazo final que se pusieron hoy fue de 180 días, seis meses.

Las FARC, que oficialmente desde hoy confirma su intención de dejar de ser una guerrilla para transformarse paulatinamente en un movimiento político, no se reconoce derrotada. Sus representantes son, en todo este panorama, los más cautelosos, los menos eufóricos. Han acuñado la frase que mejor describe lo que pasa hoy: #ElÚltimoDíaDeLaGuerra, pero advierten que no está finalizado el proceso de paz aún. “Falta pelo pa’l moño”, dice Timochenko, el líder principal de los insurgentes, en su perfil de Twitter.

   Llegamos a la Mesa de conversaciones convencidos de la necesidad de Paz, interpretando el anhelo de las mayorías, ni vencidos ni derrotados

   — Timoleón Jiménez (@Timochenko_FARC) 22 de junio de 2016

“¡Claro que las FARC queremos hacer política, si esa es nuestra razón de ser!”, insiste Timochenko en su discurso, en el cual confirma que entregarán las armas y solo quieren garantías para el ejercicio legal e igualitario de la actividad proselitista.

El presidente Santos recoge agua para su molino. Ha puesto todo su empeño en lograr la paz en su segundo mandato. Tiene la doble presión de negociar el fin de un conflicto con un cuerpo armado de miles de integrantes, al tiempo que un sector no despreciable de la sociedad colombiana (encabezado por el ex-presidente Álvaro Uribe) se resiste a un tratado que incluya perdón y amnistía para la mayoría de los guerrilleros.

“El proceso de paz no tiene vuelta atrás”, señala el anfitrión cubano Raúl Castro, quien promete sostener la participación del país caribeño hasta la firma del acuerdo final, “con modestia, discreción y profundo respeto de las dos partes”.

Más de 260.000 muertos, 45.000 desaparecidos y 6,9 millones de personas desplazadas de sus hogares… este es el saldo más visible de casi seis décadas de conflicto. Pero  el daño mayor está en el alma misma del pueblo colombiano, demasiado expuesto a la solución de las armas para sus problemas, demasiado acostumbrado a matar al diferente, cansado al fin de tanto guerrear sin llegar a ningún punto.

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Messaggio Da mosquito il Lun 27 Giu 2016 - 2:28

http://www.diariodecuba.com/cuba/1466791921_23347.html

Las FARC consideran que el acuerdo de paz debe firmarse en Cuba
y el Gobierno de Santos, en Colombia




Los negociadores de las FARC en La Habana el 24 de junio de 2016.

Los negociadores de paz de las FARC afirmaron este viernes que, tras el pacto para el fin del conflicto, la siguiente meta es el acuerdo de paz definitivo que, consideran, debería firmarse en La Habana, que ha sido la sede permanente de la negociación para acabar con el conflicto, reporta EFE.

"Las FARC deseamos que la paz se firme en La Habana", afirmó en conferencia de prensa en la capital cubana el número dos del grupo y jefe de su equipo negociador, Iván Marquez, alias de Luciano Marín Arango.

Esa posición difiere de lo expresado el jueves por el presidente de Colombia, Juan Manuel Santos, quien manifestó en la firma del pacto para el fin del conflicto, que el acuerdo final de paz se firmará en Colombia.

Sin embargo, para Iván Márquez, se debería suscribir en Cuba por una cuestión de "justicia".

"Aquí hemos trabajado durante cuatro años, dedicados todos nuestros esfuerzos, para construir acuerdos (...) Cuba ha ayudado a resolver problemas al lado de Noruega. Los países garantes han sido muy importantes en este trabajo", dijo.

"Consideramos que es aquí donde debemos firmar este acuerdo, en La Habana, porque aquí nos han abierto todas las puertas", insistió el jefe negociador quien aprovechó para agradecer al Gobierno y pueblo de Cuba "todo lo que han hecho, están haciendo y harán por lograr la paz de Colombia".

Sobre el acuerdo para el fin del conflicto, Márquez destacó que se trata de un "armisticio" que crea las condiciones para poner fin a la confrontación y que habrá de conducir a la paz este mismo año si se cumple con la hoja de ruta convenida.

Recordó que ese "armisticio" incluye un acuerdo para la dejación de armas, lo que significa la "proscripción del uso de las armas para hacer política".

Sin embargo, esa hoja de ruta hacia la paz no puede quedar atrapada "en enredaderas jurídicas" elaboradas por "gente muy inteligente" que no acaba de entender que la paz "es el bien superior", destacó Iván Márquez.

"Si nos enredamos con lo jurídico vamos a tener dificultades artificiales, la paz es una decisión política", dijo Márquez quien añadió que Colombia está muy cerca de la reconciliación y que no se puede dejar pasar esta oportunidad.

Tras el acuerdo del jueves, la "siguiente meta" es la firma del acuerdo final, dijo el jefe negociador, quien no obstante recordó que quedan todavía aspectos por resolver en la mesa de negociación.

Entre ellos, los mecanismos para la implementación de los distintos acuerdos alcanzados en La Habana desde el inicio de los diálogos en noviembre de 2012, la fórmula para la reincorporación de las FARC a la vida civil, o la conversión del grupo en un movimiento político.

Los negociadores de las FARC aprovecharon para reclamar la liberación por razones políticas y humanitarias del miembro del grupo Simón Trinidad, que cumple condena en Estados Unidos, y abogaron por su presencia en el nuevo escenario que se abre tras los acuerdos del jueves.

Según Iván Márquez, el secretario de Estado de Estados Unidos, John Kerry, dio al grupo la "esperanza" sobre el caso de Trinidad en la reunión que mantuvo con las FARC en La Habana el pasado marzo.

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