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Fidel Castro: l’incognita cubana

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Fidel Castro: l’incognita cubana

Messaggio Da arcoiris il Mer 28 Nov 2012 - 17:27


Cuba – George W. Bush alla domanda sulla sua politica nei confronti di Cuba ha risposto: «Io aspetto la morte di Fidel». Adesso che Fidel Castro a causa di malore ha lasciato il potere, Cuba si trova a un bivio molto importante nella sua storia.

L’isola della libertà ha un ruolo internazionale maggiore di quanto lascino supporre le sue dimensioni geografiche, demografiche ed economiche: quello che conta è la sua posizione strategica e la sua prossimità agli Stati Uniti d’America. Questo ruolo è sempre stato sfruttato da Castro: avendo superato l’isolamento economico e politico, la continua pressione dalla parte degli Usa, la caduta dell’Unione Sovietica – caduta che ha causato una profonda crisi economica – ora il regime di Fidel dovrà superare la prova del nove dell’appoggio popolare. In uno dei suoi famosi discorsi Fidel ha detto che le idee non nascono insieme alle persone e, soprattutto, non muoiono insieme a loro: il tempo metterà alla prova le idee del Lìder Màximo.

«Io non sono nato povero», ha sempre detto Fidel, nato a Biràn a Cuba il 13 agosto 1926 e proveniente da una famiglia non nobile, ma ricca, cosa che gli ha permesso di studiare all’università dell’Havana, dove si era interessato alle idee socialiste e dove, oltre al rivoluzionario José Martì, leggeva Lenin, Trozky, Stalin, Mussolini. All’epoca non era proprio interessato alle idee del comunismo, però in seguito ha sempre dichiarato: «Io mi sono sempre considerato una persona fortunata anche perché ho trovato la teoria politica adatta a me, ero preso dal vortice della crisi politica cubana ed ho scoperto il marxismo. Tutto questo è come perdersi nel bosco e all’improvviso trovare la mappa».

Castro è stato uno dei protagonisti della rivoluzione cubana contro il regime del dittatore Fulgencio Batista. Dopo il disastroso assalto alle caserme di Moncada venne condannato a quindici anni di prigione e fu rilasciato grazie a un’amnistia generale nel maggio 1955. Andò in esilio in Messico che lasciò per sbarcare con ottantadue uomini dalla piccola imbarcazione Granma e iniziare la guerriglia sulle montagne della Sierra Madre. Fidel Castro ricorda: «Ho iniziato la rivoluzione con ottantadue uomini. Se fossi costretto a ripetere questa cosa, mi basterebbero quindici, o anche dieci. Dieci persone e la fede assoluta. Non è importante quanti siete. È importante credere e avere un piano preciso».

Fidel è sempre stato una figura controversa: i detrattori lo considerano un nemico dei diritti umani, mentre i suoi sostenitori lo considerano un liberatore dall’imperialismo e sottolineano i progressi sociali che lui ha promosso a Cuba.




L’istruzione e la sanità vennero rese accessibili a tutti, anche alle persone che vivevano nelle zone più remote dell’isola. Le statistiche dell‘Unesco hanno confermato negli anni che il tasso di istruzione di base a Cuba è tra i più alti dell’America Latina. Contrariamente alla situazione riscontrabile in molte altre nazioni latino-americane e caraibiche, nessun bambino cubano vive per strada. I tassi di mortalità infantile sono i più bassi della regione – perfino più bassi di nazioni come gli Stati Uniti – il livello della sanità è elevato e tutti i cubani ricevono latte quasi gratis fino all’età di sette anni. Le aspettative di vita a Cuba, nel 2002, erano solo leggermente inferiori a quelle degli Usa. Però in quel piccolo paradiso tropicale non sono disponibili beni che fanno parte della vita quotidiana delle persone del tutto il mondo, per esempio l’uso del telefonino e internet sono stati consentiti solo nel 2008.

La parte più oscura del regime di Castro è la repressione politica. Secondo Le Livre Noir Du Communisme (Libro nero del comunismo) pubblicato a Parigi, il regime di Castro ha ucciso quattordicimila persone. Freedom House rivela che 500 mila cubani sono passati attraversi il sistema dei campi di concentramento di Castro.

Oliver Stone, il regista americano che ha girato due film-interviste su Fidel Castro – Comandante (2003), proibito negli Stati Uniti, e Cercando Fidel (Looking for Fidel, 2003 – rimase colpito dal fascino del comandante e scrisse: «Lui combatte con le persone che secondo lui minacciano il suo Paese. Noi non possiamo giudicarlo. Lui crede con venerazione in quello che fa».

Alle domande di Stone riguardo le violazioni dei diritti umani, Fidel ha fatto notare che a Cuba c’è la prigione di Guantanamo, dove sono detenuti e torturati migliaia di prigionieri senza alcun processo. «Non mi piace quando mi considerano vendicativo – dice Fidel – io sono solo un guerriero e so usare l’alzo del cannocchiale e il fucile automatico».

Il famoso discorso che Fidel Castro tenne da imputato al processo dopo l’attacco alla caserma di Moncada – circostanza in cui venne condannato a quindici anni di prigione – terminava con la frase «La historia me absolverá». Questo non è certo, però è certo che la storia lo ricorderà, probabilmente come lo ricorda lo stesso Oliver Stone: «Lui è una persona forte moralmente e fisicamente. E lui è incredibilmente bello. Lui è un eroe romantico, un personaggio di Hemingway, pronto a sacrificare la sua vita per il suo ideale. Sicuramente lui è un anacronismo, ma lo era anche Don Chisciotte, quando combatteva con i mulini».

Anastasia Samaeva

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