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La Cuba delle riforme

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La Cuba delle riforme

Messaggio Da arcoiris il Ven 8 Feb 2013 - 8:48

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Chi beneficia delle riforme attuate a Cuba da Raul Castro?
Ridare lustro al modello di socialismo cubano e ridare ossigeno all’economia dell’isola caraibica possono risultare due percorsi paralleli.

Il 2012 si è concluso con una crescita del Pil del 3,1%, uno 0,4% in meno rispetto alle previsioni.
Per il 2013 il tasso di crescita è stimato intorno al 3,7%.

Grazie a queste riforme qualcosa si è mosso, un certo spirito imprenditoriale sta prendendo piede. Circa 400 mila cubani hanno ottenute le lincenze per mettere su bottega. I ristoranti spuntano quasi come funghi a L’Avana.

E il governo promette ulteriori aperture.

Una delle misure più importanti autorizza l’usufrutto delle terre non coltivate, malgrado ciò, l’agricoltura cubana non basta a soddisfare il fabbisogno interno.
Cuba importa così l’80% degli alimenti consumati, pari a 1,3 miliardi di euro all’anno.

Per la classe media, rappresentata in larga parte dai funzionari pubblici, la vita resta difficile.
Odlanieris Cordero vive in quest’appartamento. È costumista in un teatro pubblico e i 20 euro che guadagna non le consentirebbero questi agi.

Può farlo grazie ai soldi che il marito le manda ogni mese dall’Europa.

Odlanieris Cordero:

“Non potrei farcela da sola”.

Altro punto dolente della transizione cubana è l’accesso al sistema sanitario e all’educazione.

Raphael Hernández, editorialista di “Temas Magazine”:

“La differenza nelle entrate sta facendo la diffenza qui a Cuba, e riguarda quasi tutti i cubani. È una preoccupazione per il governo, ma il vero problema della differenza degli stipendi fa parte di quello che oggi è generalmente accettato a Cuba.
Che non è più una società senza classi, non è più una società uniforme”.

Una delle riforme più azzardate è sicuramente la liberalizzazione degli appartamenti. Prima la vendita delle proprietà immobiliari era vietata, queste potevano essere scambiate.

Ma diventare proprietario non è ancora per tutti.

I funzionari pubbblici, che rappresentano la maggioranza, non guadagnano abbastanza e non possono permetterselo.



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