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Report "movidas" 2006

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Report "movidas" 2006

Messaggio Da mosquito il Mer 6 Mar 2013 - 23:50

da un simpatico report in rete..study

http://www.movidas.it/cuba.htm

4 Agosto Havana

Siamo arrivati all'Havana con volo Iberia alle ore 20.30 locali. Il primo
impatto con il regime è abbastanza urfido. La coda al controllo passaporti dura
circa un'ora, e quando arriva il tuo turno e ti rendi conto che dentro non c'è
robocop, ma solo un omino che guarda 34 volte il tuo passaporto, ti fa togliere
gli occhiali e ti fa 4 domande inutili, ti girano anche un po' le balle. Dietro
consiglio della nostra amica Raffa abbiamo deciso di tenere la visita
dell'Havana come una delle ultime cose, per riuscire a capire meglio la città.
All'aeroporto è venuto a prenderci il presidente di Nestlé Cuba, Alain,
expatriate francese arrivato a Cuba 7 anni fa. Nestlè a Cuba vende poco e niente
(come quasi tutte le multinazionali del mondo), ma possiede al 50% la più grande
azienda di bevande, la Ciego Montero. Alain ci porta nella sua bella casa a
Miramar, un quartiere residenziale, che condivide con la
moglie Lucy e la cagna Piña. Ci intrattiene piacevolmente per un paio d'ore
nelle quali io mi scolo una bottiglia di rosso e mi mangio un camembert. San
Pellegrino 12 anni fa ha venduto alcune linee produttive vecchie a Cuba, e i
cubani, come per tutte le cose, si sono arrangiati, le hanno messe a posto e le
usano tranquillamente per produrre la loro acqua.


Alain ci mette un po' all'erta, e ci racconta che a Cuba
non si può comprare quasi nulla, anche avendo soldi, e non si può importare
niente. Lui si fa arrivare i camembert dalla Francia con la valigia diplomatica
e li surgela. Infatti il suo freezer è un tripudio caseario, di cui in seguito
sentirò moltissimo la mancanza.


Io esprimo il desiderio di dormire con la cagna, ma nonostante i suoi modi
carinissimi Alain mi nega decisamente il suo consenso.



La storia di Cuba è storia recente, ma molto interessante. Conquistata dagli
spagnoli, rimane colonia - nonostante periodiche forti ribellioni - per svariati
secoli, sempre fortemente concupita dagli USA, che per ben due volte chiedono di
comprarla dagli Spagnoli. Gli Spagnoli non ci cascano, peccato però che alla
fine del 1800 un drappello di incazzusi nel giro di pochissimo tempo caccia i
sempiterni dominatori, anche grazie all'intervento - risolutivo - degli Stati
Uniti, i quali come da tradizione ne approfittano per metterci la zampaccia.


I grandi nomi dell'indipendenza cubana sono Maceo, José Martì, Cespedes e
Cisneros. In ogni città di Cuba le vie si chiamano così, Calle Martì. Calle
Cisneros, Parque Cespedes (una confusione imbarazzante ma ci si abitua).

Dopo l'indipendenza gli Stati Uniti iniziano ad esercitare un'ingerenza
sempre maggiore su Cuba, tanto che i presidenti diventano sempre più fantocci al
soldo USA. L'ultimo - Batista - si distingue per la sua ingenuità e la sua
incapacità di governare il paese (incluso il colpo di stato, nel 52).

Nel 1953 il 26 Luglio un avvocato di nome Fidel Castro con il fratello Raul e
una banda di cinghiali tenta di assaltare la caserma Moncada a Santiago. Non ci
riescono perché una macchina della polizia di pattuglia li becca proprio mentre
stavano arrivando, e ovviamente vengono tutti presi. In realtà l'assalto alla
Moncada è stato un fallimento, ma in tutta Cuba celebrano questo 26 Luglio come
il giorno in cui si è capito che la rivoluzione era possibile. In realtà secondo
me è perché non è che abbiano molto altro da celebrare.

Invece di liquidare Castro, dati i numerosissimi movimenti popolari che
stavano spuntando ovunque in Cuba, lo sveglissimo Batista lo incarcera per 3
anni e poi lo libera. Fidel invece di firmare per la libertà condizionata onde
reintegrarsi nella società moderna cubana, in trenta secondi scappa in Messico
dove impiega i successivi mesi a organizzare una revolucion con tutti i crismi.
Conosce un medico argentino, un bel figone, Ernesto Guevara, detto "el Che" per
il suo vizio tipicamente sudamericano di intervallare le frasi con "che, che"
(Il parallelismo con Xe è inquietante). Nel 1956 dal Messico Castro e altri 80
sfigati sbarcano con uno yacht - il famoso Granma - nel sud di Cuba, incontrano
i rivoluzionari che erano stati coordinati dall'estero e inizia la loro risalita
verso nord. ll 2 Gennaio 1959, i rivoluzionari occupano l'Avana. E' nata la
nuova Cuba.

La rivoluzione Cubana nasce come atto semplice, contadino. Costruivano carri
armati saldando lamine di ghisa ai trattori. E' stata pura motivazione, risorse
quasi zero.

Inizialmente Fidel castro non crediamo volesse isolare il suo paese dal resto
del mondo, solo nel 1961 Fidel Castro connota per la prima volta il suo governo
come socialista. Il 17 Aprile dello stesso anno gli americani sbarcano su di una
spiaggia a sud di Trinidad: Bahia de Cochinos, la baia dei porci.
Sorprendentemente i cubani li mazzulano di brutto - questo episodio è da molti
considerato all'origine del declino del presidente Kennedy. Dopo questa pesante
sconfitta gli stati uniti proclamano un embargo commerciale completo - el
bloquéo - che dura tuttora.

Che Guevara - idealista vero - dopo un po' a Cuba inizia ad annoiarsi. Bolso
e incarognito vola prima in Angola e successivamente in Bolivia. Cerca di
liberare gli indios Quechua, ai quali però di base non interessava moltissimo
essere liberati, cosicché Che Guevara - privo dell'appoggio popolare - viene
intercettato e fucilato il 9 Ottobre 1967.

Per 30 anni i cubani sono vissuti grazie ai commerci con l'Unione Sovietica
(soprattutto zucchero di canna) e con la Cina. Dopo il crollo del blocco
sovietico però per i cubani sono iniziati tempi duri. Gli Stati Uniti - con il
permanere dell'embargo - non fanno altro che incrementare il nazionalismo
cubano.

Chi dice che Castro è un dittatore ha ragione, ma immagino che la situazione
di Haiti o del Nicaragua fossero ben diverse. In 47 anni Cuba ha vissuto in
totale autarchia, ad un passo dalla nazione più potente del mondo, coltivando le
proprie tradizioni e sviluppando un fortissimo senso pratico. Ogni cubano sa
arrangiarsi, ogni cubano è consapevole. Il fascino di questa gente è maggiore
anche dell'esasperazione che a volte prende.

In questi anni Fidel Castro ha fatto moltissimo per Cuba, prendendo una
nazione oligarchica e latifondista facendone uno stato socialista a tutti gli
effetti, scolarizzando le masse e introducendo un sistema sanitario
all'avanguardia, possibilità per tutti e situazioni occupazionali - sulla carta
- perfette. La scuola è obbligatoria fino a 18 anni, liceo, università,
pensionati per studenti, tutto gratis. Tuttora il regime socialista rimane
quello vero, il Vietnam è un pallido ricordo. A Cuba tutto è statale, e anche
chi possiede una casa non può venderla né affittarla. Le imprese straniere
vengono accettate al 50%

Ora però la gente è stanca del monopolio culturale (esiste un solo giornale,
il Granma, che ha solo 8 pagine ed è contenutisticamente discutibile), delle
file per un sacco di farina o di fagioli, di guadagnare 15 dollari al mese e di
vivere senza libertà. Il regime ha aiutato un popolo ad affrancarsi dalla
schiavitù, dalla miseria, consapevolizzando le masse che ora desiderano qualcosa
di più, un mondo nuovo, dei nuovi orizzonti.

L'introduzione del dollaro (successivamente rimpiazzato dal peso convertible
- il CUC - una non-moneta che equivale al dollaro svalutato del 20%) ha da una
parte consentito l'ingresso di valuta pregiata nelle casse dello stato,
dall'altra ha creato una doppia economia pericolosissima: guadagna di più un
parcheggiatore che prende mance dai turisti che un medico. Ogni CUC sono 23
pesos cubani. Solo chi lavora coi turisti ha accesso al CUC, tutti gli altri si
arrangiano con i magri stipendi statali, questo ha creato da una parte il
"jineterismo" - la proliferazione di procacciatori d'affari tristissimi e a
volte francamente delinquenti - e dall'altra una pseudostratificazione sociale
senza basi professionali o familiari.

Fidel Castro è stato operato a Luglio di trombosi mesenterica. Attualmente
ha ceduto i poteri al fratello Raul. Non sappiamo se tornerà al potere, ma
quello che crediamo è che il regime crollerà, ma non rapidamente come pensano
tutti. In realtà già da qualche anno Fidel è morto politicamente: la vecchiaia e
la stanchezza hanno vinto quello che gli USA non sono riusciti a vincere in 47
anni

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Re: Report "movidas" 2006

Messaggio Da mosquito il Mer 6 Mar 2013 - 23:52

.................................
22-23 Agosto - La Habana

Siamo finalmente all'Avana. Andiamo a dormire a casa di Alain (io ho passato
2 settimane a sognare i suoi camembert surgelati) ma prima ci fermano due sbirri
perché Fausto non aveva la cintura. I due acutissimi sbirri non si accorgono che
il contratto prevedeva solo n. 1 guidatore (Tazzi Fausto) e che invece guidava
Gagnatelli Alessandra, in compenso adeguano la multa (30 CUC) abbassandola a 20
CUC e facendola entrare direttamente nelle loro tasche.

Alla sera siamo andati a cena in un posto buonissimo al 33° piano del
grattacielo più alto dell'Avana. Il vino era una meraviglia. Il giorno dopo
abbiamo visitato gran parte dell'Avana. Centro Havana, dove si trova il
Capitolio Nacional... praticamente identico al Campidoglio che c'è a Washington.
Il museo della revolucion è interessante, ma anche un po' triste nella sua
caparbietà propagandista. La Havana Vieja è un quartiere caratteristico, ma è
inutile dirlo, estremamente turistico. Dopo avere visitato gli angoli più remoti
e duri l'Havana Vieja è un piacevole diversivo, ma ci rendiamo conto che non è
quella la vera Cuba.

L'Havana è una città abbastanza grande, più o meno come Milano. Passeggiamo
un po' ovunque, ma la realtà dei negozi vuoti e degli edifici decadenti è sempre
la stessa, anche nella capitale.
















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