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Chavez avvelenato come Arafat?

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Chavez avvelenato come Arafat?

Messaggio Da mosquito il Ven 8 Mar 2013 - 23:32

study
..che la Cia sia riuscita a inoculare el "cancer" nei leaders latinoamericani ostili?Shocked

http://ildemocratico.com/2013/03/06/chavez-avvelenato-come-arafat/

«Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci»

Ogni volta che rileggevo o sentivo citato questo aforisma del Mahatma Gandhi il pensiero correva a lui, con un sorriso di ammirazione: Hugo Chavez. Lui ce l’ha fatta a superare la derisione mondiale, i complotti, le accuse, il golpe e, come un eroe romantico, ha traghettato il suo Paese fuori dalla crisi, rendendolo competitivo a livello globale. Non solo: ha migliorato la qualità della vita della popolazione conquistandosi l’affetto di coloro che ora, riuniti in piazza Bolivar, piangono il loro presidente.
Perché da oggi, ogni volta che sentirò per caso quell’aforisma, un brivido mi correrà lungo la schiena pensando con tristezza alla scomparsa del leader venezuelano.
A 58 anni si è spento l’eroe dell’America Latina, colui che Fidel Castro considerava come “un figlio”. Il Venezuela piange il suo Presidente: non sono bastate le preghiere della popolazione stretta in un abbraccio virtuale intorno al letto di Hugo.
Lottava da tempo contro il cancro, ma aveva dimostrato anche nella malattia tutta quella grinta e quella volontà di combattere che lo hanno reso famoso in tutto il mondo.
Perché Chavez non si è solo distinto per la guida di governo (15 lunghi anni!), ma soprattutto per il suo carisma e il suo valore “umano”: egli ha lottato contro i tentativi di Washington di affossarlo, è sopravvissuto a trame e complotti, a un golpe, si è conquistato la stima e l’amore del suo popolo, l’ammirazione dei colleghi presidenti dell’America Latina, la stima degli alleati russi e iraniani.
I suoi lo ricorderanno come el comandante, mentre i detrattori hanno inutilmente cercato di farlo passare come el loco, il matto.
«Chi muore per la vita non può essere considerato morto» ha dichiarato tra le lacrime il suo delfino, Nicolas Maduro. Eppure Chavez si è spento sul terreno di battaglia di quel nemico strisciante che è il cancro. E che, secondo qualcuno, gli sarebbe stato inoculato proprio dalla Casa Bianca…

Un avvelenamento come per il leader palestinese Yasser Arafat?
A evocare l’ombra del complotto era stato proprio Maduro che, nelle ultime ore di agonia di Chavez, aveva riportato alla ribalta la tesi – abbracciata dallo stesso Chavez – che il cancro che lo stava consumando fosse opera dei nemici «imperialisti» del Venezuela, che vogliono «destabilizzare» il Paese. Tali nemici – aveva dichiarato Maduro – avrebbero inoculato la malattia al leader bolivariano, proprio come avrebbero avvelenato Arafat.
Il numero due di Caracas aveva quindi condito il suo pesantissimo j’accuse indirizzato alla Casa Bianca, con l’annuncio dell’espulsione di due funzionari dell’ambasciata americana a Caracas. «Non abbiamo nessun dubbio» sul fatto che il presidente «è stato attaccato con questa malattia» da «nemici che tentavano di eliminarlo». «Non abbiamo d’altra parte dubbi sul fatto che arriverà il momento giusto nella storia in cui verrà creata una commissione scientifica che proverà che è stato attaccato con questa malattia», aveva tuonato davanti agli uomini del governo, comandi militari e dei governatori delle regioni in mano al chavismò. «Stiamo seguendo le piste degli elementi che configurano questo complotto velenoso», aveva avvertito, paragonando così il destino di Chavez a quello che avrebbe consumato Arafat.
Chavez accusa la CIA di complotto
Eppure Maduro non è stato il primo a puntare il dito contro le trame dell’imperialismo statunitense. L’ipotesi di un complotto della CIA era stata resa pubblica dallo stesso Chavez a margine di un incontro presso l’accademia militare di Caracas nel dicembre 2011. Il presidente venezuelano aveva sorpreso il pubblico denunciando davanti alle telecamere la possibilità di un complotto dietro alla malattia che avrebbe colpito anche Christina Kirchner. Era stato annunciato che anche la leader argentina era affetta da un cancro alla tiroide. In realtà dieci giorni dopo l’accusa di Chavez, il portavoce della Kirchner avrebbe rivelato l’assenza di cellule cancerogene. Ciò non ha fatto che intorpidire le acque come era già avvenuto a giugno con il Presidente venezuelano.

Chavez, convinto che anche la collega Christina fosse affetta dal cancro, era stato molto chiaro nel dichiarare: «È molto difficile da spiegare anche con le leggi della probabilità quello che sta accadendo a molti di noi qua in America Latina. Non voglio accusare nessuno ma… non è impensabile che qualcuno abbia già sviluppato una tecnologia per indurre il cancro. Magari lo verremo a sapere tra 50 anni, chissà. Non sto sospettando degli Stati Uniti, intendiamoci, ma vi ricordate quando si disse che alcune infezioni in Guatemala erano state scatenate dalla CIA?».

Negli anni Chavez ha dimostrato di non avere peli sulla lingua, ma la grinta necessaria per sfidare gli USA, il Fondo Monetario Internazionale e attuare quella rivoluzione del sistema economico e sociale nel suo Paese che aveva promesso al popolo fin dalla sua prima elezione.
Quella grinta che lo ha reso noto come il “Toro”, lo ha reso altrettanto impulsivo da sollevare il dubbio su un’origine dolosa del cancro che ha colpito lui e altri 3 leader dell’America Latina: Lula da Silva (Brasile), Dilma Roussef (Brasile), Fernando Lugo (Paraguay). E poi ovviamente Fidel Castro, considerato da Chavez suo padre putativo e ispiratore.
Ora rimane aperta la questione sulla Kirchner. All’appello mancano gli altri due leader “ribelli”: Evo Morales (Bolivia) e Rafael Correa (Ecuador). Un altro temerario avversario del FMI, Nestor Kirchner, marito di Christina, è morto nel 2010 per infarto cardiaco a soli 60 anni.
Riferendosi agli USA, Morales aveva dichiarato nel 2009, durante un’intervista rilasciata ad Oliver Stone[sup]ii[/sup], di essere a conoscenza di un piano per eliminare personaggi scomodi (Morales compreso), condividendo così le accuse di Castro. Proprio il leader cubano aveva avvisato Chavez del pericolo che la CIA potesse prendere provvedimenti contro il suo temperamento “ribelle”. Dopo aver dato prima dell’asino, del diavolo e del genocida a George W. Bush e poi dell’ignorante e dell’impostore a Obama, Chavez non si è fatto problemi a mettere in guardia il mondo intero sollevando il dubbio di un complotto indirettamente attribuibile alla CIA.
Pochi hanno preso sul serio le parole del Presidente venezuelano, finendo come al solito per ridere di lui.
Ma se quello di Chavez non fosse stato un intervento avventato?

Le ragioni del complotto
La sua esposizione mediatica, il suo carattere rivoluzionario, i provvedimenti di stampo socialista lo hanno reso un nemico per gli USA. Tabloid e tv statunitensi hanno diffuso ogni genere di menzogna sul suo conto, privilegiando come al solito il lato farsesco dell’informazione: è stato definito “malato di testa”, “cocainomane”, “tiranno”, “sanguinario dittatore”, “gay”, addirittura paragonato dal governo Bush jr a Hitler. Peccato che in un incontro privato, George W. Bush abbia cercato di piegare il leader venezuelano a desistere dalla sua politica economica e sociale di stampo socialista (paragonata al Piano Marshall), ammettendo con candore che la guerra è l’unico vero motore di espansione economica degli USA!
Nulla di tutto ciò – neppure il golpe – è servito per destituire Chavez.
In mancanza di un pretesto per invadere il Venezuela (come è invece successo per Afghanistan, Iraq e Libia), non potendo attaccarne i mercati (come è successo con Grecia e Italia), rimane aperta la pista dell’omicidio politico, come la CIA ha tentato di fare per almeno 8 volte con Fidel Castro. Se non bastano le intimidazioni (come nell’attentato di Oslo e Utoja), se non si può rischiare di rendere Chavez e gli altri colleghi sudamericani dei martiri – cosa che accadrebbe con un “incidente” simile a quello dell’aereo presidenziale polacco – non rimane che la strada dell’avvelenamento: indurre una patologia talmente diffusa – come il cancro – non avrebbe destato sospetti se non fosse che la possibilità che 4 leader (senza contare Kichner e Castro) si ammalino nel giro di così pochi mesi, è davvero bassa…
La politica portata avanti da Chavez e poi da Lula, Morales, Lugo e Kirchner, ha risollevato ognuno di questi Paesi ma ha avuto come effetto la reazione dell’oligarchia bianca da sempre vicina a Washington.
Le cose non sono cambiate con Obama, che ora plaude la morte di Chavez auspicando un nuovo futuro per il Venezuela: le speranze di cambiamento si sono infrante sulla strada già intrapresa dai repubblicani. Dopo essere stato accusato da Obama di reprimere i diritti civili in Venezuela, Chavez aveva risposto con un video messaggio durante un consiglio dei ministri dove rimanda al mittente le critiche. Con l’ironia che lo ha reso celebre il leader venezuelano ha accusato Obama di essere un impostore e una “frustrazione” per gli afroamericani e i poveri che avevano sperato in lui: «Questa è la voce dell’imperialismo – ha esordito Chavez – Obama, occupati degli affari tuoi, chico! Occupati del tuo Paese che hai ridotto a un disastro! Stai solo cercando voti attaccando il Venezuela. Sei un impostore. Lasciaci tranquilli. Perché noi siamo uomini liberi…».
Fuori dai denti, liberi dal gioco statunitense.

Il Venezuela di Chavez
Ne ha fatto di strada Chavez.
Nato in una capanna di fango e foglie di palma, poi ufficiale dell’esercito, ha guidato il fallito golpe contro Perez, si è attribuito ufficialmente la responsabilità del colpo di stato, ha scontato due anni di prigione e una volta liberato è stato eletto Presidente del Venezuela. Ha affrontato un golpe (appoggiato informalmente dagli USA) ed è tornato al potere supportato dai militari e dal popolo. Da allora ha nazionalizzato la Banca Centrale venezuelana[sup]iv[/sup] (celebri le sue filippiche contro il signoraggio), il greggio, l’industria estrattiva e lavorativa dell’oro, ha richiamato in patria le risorse auree, ha dimezzato la povertà e ridotto del 70% l’estrema povertà. Per offrire assistenza sanitaria a una popolazione che prima di allora non aveva mai creduto di poter usufruire di cure, ha stretto un accordo con Castro: petrolio a basso prezzo in cambio dell’invio di 18 mila medici cubani sul suolo venezuelano. Ha invitato la popolazione a studiare, alimentarsi meglio e a salvaguardare la propria salute.
Uno degli ultimi provvedimenti era stato quello di aumentare del 30% il salario minimo dei lavoratori per contrastare l’inflazione: mentre in Europa assistiamo al congelamento degli stipendi e all’incremento delle tassazioni, il governo di Chavez aveva reagito alla crisi dando nuovo impulso all’economia.

Il Brasile di Lula e l’Argentina dei Kirchner
Non sono da meno anche gli altri leader sudamericani che ora si trovano a combattere contro il cancro. Tutti loro si sono coalizzati a favore del popolo, sfidando apertamente il Fondo Monetario Internazionale; hanno nazionalizzato banche, greggio e oro, hanno accusato la politica estera statunitense, hanno riformato il proprio Paese, abbattuto la povertà, rilanciato l’economia, ostacolato il controllo nordamericano… Hanno intrecciato solide relazioni con i Paesi avversari degli USA: Russia, Cuba e Cina in testa.
Dopo aver saldato il debito del Paese di 41,5 miliardi di dollari con il Fondo Monetario Internazionale, Lula ha traghettato il Brasile fuori dalla politica dell’organizzazione, denunciandone pubblicamente i metodi e gli interessi. Quando le insegne sono passate a Dilma Roussef anch’ella si è misteriosamente ammalata di cancro…
Avvolto nel mistero il destino di Christina Kirchner, alla guida del Governo argentino. A inizio gennaio 2012 le era stata esportata la tiroide ma dagli esami effettuati non vi sarebbe traccia in realtà di cellule cancerogene. Qua ovviamente il condizionale è d’obbligo perché negli ultimi due anni abbiamo assistito a diverse versioni inerenti alle malattie di Chavez e Lula. Così come per Castro, anche i medici dei leader sudamericani hanno cambiato dichiarazione, dandoli prima per spacciati, poi rettificando. Il medico personale di Chavez dopo aver rivelato che il Presidente era terminale era stato costretto a lasciare il Paese. Davvero strano che i medici personali dei Presidenti si arrischino a rilasciare interviste sulle condizioni dei loro pazienti, attribuendo loro pochi mesi di vita…
Rimane l’enigma sullo stato di salute dell’altra “ribelle”, Christina Kirchner. Suo marito, Nestor, nel 2005 aveva già denunciato il FMI per aver imposto al suo paese politiche “genocide” che ne
avrebbero provocato «una della peggiori catastrofi socio-economiche, quella esplosa alla fine del 2001». Nel discorso pronunciato il 14 aprile alla Fondazione Friedrich Ebert di Berlino, Kirchner aveva spiegato che la catastrofe economica di dieci anni fa era «il prodotto di un modello politico-economico al servizio degli interessi estranei al bene comune, che ha favorito la proliferazione di corrotti, genocidi e ladri».
Esperimenti in Guatemala
Nella sua accusa, Chavez aveva fatto esplicito riferimento al Guatemala, come esempio di un possibile complotto segreto. Nel 1946 gli USA pensarono infatti di utilizzare un Paese dell’America Centrale per studiare un vaccino contro le malattie sessualmente trasmissibili, gonorrea e sifilide in primis. Il fortunato prescelto fu il Guatemala che, in due anni, venne infettato in massa con la gonorrea perchè i medici statunitensi potessero testare il funzionamento della penicillina. Le cavie umane non furono informate e non diedero quindi nessun consenso alle sperimentazioni. Tra i prescelti vi furono in particolare soldati, prostitute, prigionieri e malati mentali. Su circa 1300 cavie, solo 700 ricevettero qualche tipo di trattamento.
Come ha fatto notare il giornalista Massimo Mazzucco: «Non è un caso che questo sia successo […] sul finire della seconda guerra mondiale, quando la CIA aveva iniziato ad importare e arruolare negli Stati Uniti quei nazisti che appartenevano ad una corrente politica e di pensiero chiamata “eugenetica”. La mentalità è la stessa. Trattare il terzo mondo come animali, come cavie da laboratorio, o come gente che non abbia lo stesso valore degli altri».
Come nel caso del Guatemala, anche l’intera America Latina potrebbe essere un banco di prova per le sperimentazioni dell’intelligence statunitense. La CIA potrebbe aver sviluppato una tecnologia genetica in grado di inoculare il cancro? Potrebbe trattarsi di un’arma elettromagnetica? Oppure l’Agenzia utilizza una rete di infiltrati in grado di avvelenare le vittime su commissione?
Indipendentemente dal metodo utilizzato, se seguiamo l’ipotesi paventata da Chavez e ora riproposta da Maduro, i leader colpiti da cancro potrebbero essere stati “puniti” per le loro politiche ribelli. Una vendetta e una forma di avvertimento, forse, per coloro che intendono disertare le direttive di Washington.
Ma, come ricorda Maduro, «Chi muore per la vita non può essere considerato morto».


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