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Cuba, cosa resta della rivoluzione di Guevara

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Cuba, cosa resta della rivoluzione di Guevara

Messaggio Da arcoiris il Mer 9 Ott 2013 - 23:19

Frontiere aperte. Imprese private. Sport professionistico. A 46 anni dalla morte del Che, Cuba cambia volto.

Il 9 ottobre del 1967 veniva assassinato in Bolivia Ernesto Che Guevara, il guerrillero heroico che era stato ferito il giorno prima in combattimento.
Il medico argentino era diventato famoso nella lotta per la rivoluzione cubana, culminata con la vittoria di Fidel Castro sugli americani e sul regime di Fulgencio Batista. Di Castro il Che era stato poi ministro ed ideologo, nel tentativo di costruire un 'uomo nuovo', assieme allo Stato socialista: e cioè alieno ai valori del capitalismo e dell'individualismo che avevano dominato nell'isola caraibica.
IL PASSAGGIO DI CONSEGNE. Sono passati 46 anni dalla fine del Che e, nonostante i giovani continuino a sbandierarne le immagini in tante manifestazioni, molte delle sue idee sono state abbandonate. Persino a Cuba. Dove ormai non è più l'anziano Fidel Castro a governare.
Dal 2008 è Raul, fratello del Lider maximo, a guidare la transizione, adottando misure graduali (ma radicali per La Havana) che stanno cambiando il volto dell’Isola.

La rinascita dello sport professionistico



L’ultima misura veramente rivoluzionaria il governo cubano di Raul Castro l’ha presa a fine settembre: d'ora in avanti è consentito ai giocatori di baseball, i cosiddetti peloteros, firmare contratti professionistici, anche negli Stati Uniti.
Fine del dilettantismo, che era stato uno dei fiori all’occhiello della Rivoluzione di Fidel, fin dai primi Anni 60, che voleva mantenere lo sport lontano dai soldi e dalle tentazioni.
Ormai sono lontani i tempi di Teofilo Stevenson, il mitico pluricampione olimpico dei pesi massimi morto a giugno che rifiutò una fortuna per misurarsi negli Stati Uniti con Muhammad Alì.
«Cosa sono alcuni milioni di dollari davanti all’affetto di 10 milioni di cubani?», aveva risposto agli organizzatori statunitensi dalla sua povera casa persa nelle campagne.
SPAZIO AGLI AGENTI IMMOBILIARI. Un’altra professione simbolo emersa ufficialmente alla luce di recente è quella dell'agente immobiliare. Non che non esistesse un mercato nero delle abitazioni. Ma essendo la casa di proprietà dello Stato, tutto si risolveva nella permùta.
Un meccanismo solo apparentemente semplice per scambiare le abitazioni. Ma trovare le combinazioni giuste, spesso con tanto di conguagli in nero in moneta o in natura, era così complicato che anni fa aveva avuto grande successo un’opera teatrale satirica intitolata, per l'appunto, La permùta.

Il boom dei lavoratori in proprio



Sono ormai decine i lavori che si possono fare a Cuba senza dipendere dallo Stato e le persone che si sono messe in proprio sfiorano le 500 mila unità.
Fino a qualche anno fa quelli che lavoravano al di fuori delle occupazioni pubbliche erano visti, almeno ufficialmente, con disprezzo e la definizione di cuentapropista era usata dal quotidiano del Partito comunista Granma quasi come un insulto.
Da qualche anno, da quando Raul Castro ha sostituito il fratello Fidel alla guida del Paese, invece, la spinta a mettersi in proprio è venuta dall’alto e serve a far ripartire un’economica sempre in difficoltà e ad assorbire gli esuberi dell’elefantiaco apparato pubblico.
NUOVO SFRUTTAMENTO ECONOMICO. Elementi di mercato sono ormai entrati nella vita quotidiana dei cubani. Aziende pubbliche e cooperative possono fallire se non sono rentables: se invece guadagnano possono assumere e aumentare le retribuzioni dei propri dipendenti.
In sostanza è stato il dietrofront sugli «stimoli materiali» contro i quali aveva combattuto duramente Che Guevara nel suo sogno comunista di creare el hombre nuevo.
Da qualche giorno registi, cantanti e operatori culturali possono assumere dipendenti per realizzare le loro opere. È tornato insomma lo «sfruttamento dell’uomo sull’uomo», seppure per nobili fini di cultura.
LE CONQUISTE DEL TURISMO. Lo zucchero infatti ha perso via via peso nell'economia cubana, sostituito dal turismo di massa e di élite, visto che stanno nascendo hotel di altissimo livello, porti destinati a megayacht, campi da golf, spesso frutto della alleanza tra imprese cubane - soprattutto la Gaviota delle forze armate - e operatori stranieri.
Tanto che sull'Isola da tempo ha successo una battuta, in cui un padre chiede al figlio che cosa voglia fare da grande e il piccolo gli risponde senza esitazione: «Il turista».


La liberalizzazione di ciò che non può essere impedito



Tuttavia a Cuba resiste l’idea del partito unico, quello comunista, che dirige e regola la vita del Paese, attraverso la pianificazione economica e il controllo ora più stretto ora più permissivo di gruppi e di cittadini.
«Permettono solo quello che non possono più impedire», ha detto con disprezzo Yoani Sanchez, sul suo blog che è l’opposizione più visibile alla Rivoluzione.
Intanto 180 mila cubani, tra i quali la stessa Sanchez, nel giro di qualche mese hanno viaggiato all’estero con un passaporto regolarmente richiesto e ottenuto. E quasi tutti sono tornati poi a casa. Quando per la prima volta Raul permise il viaggio libero, molti pensarono che sarebbe stata la via per un espatrio di massa dei cubani. Non è successo.
IL BLOCCO ECONOMICO USA. Ora l'apertura degli sportivi cubani al professionismo ripropone il problema, visto che sono molti quelli che vogliono trasferirsi in Usa. Solo che l'Avana ha imposto che i suoi atleti paghino le tasse a Cuba, e questo apre una contraddizione apparentemente insanabile, visto che Washington impedisce i rapporti economici tra gli emigrati e la patria.
Una dimostrazione che il blocco economico degli Stati Uniti contro Cuba, ripetutamente condannato dalle Nazioni unite, è un anacronismo. E che i rapporti con il «vicino del Nord» sono destinati a essere sempre più cruciali nello sviluppo della vita cubana. Anche una volta archiviata per sempre la rivoluzione di Guevara e Fidel.

Mercoledì, 09 Ottobre 2013

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