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460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da albertico il Ven 17 Ott 2014 - 9:22

ni con cuánto dinero estaría quedándose el régimen cubano.


Molto probabile che l'iperbolica cifra di diecimiladollari sarà soggetta a una generosa ritenuta a favore dello stato cubano,nè più nè meno nello stile delle prime (e forse attuali) joint ventures con imprese europee e canadiensi che impiegavano forza lavoro cubana

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Malgrado certi titoli enfatici e scorretti in Italia (ma che fine hanno fatto le scuole e i manuali del buon giornalismo?) l’embargo Usa non è caduto contro Cuba. Tocca al Congresso –a maggioranza repubblicana sia alla Camera che al Senato- eliminarlo, e l’azione del Presidente per ora apre solo la strada.

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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da mosquito il Lun 20 Ott 2014 - 4:05

http://www.huffingtonpost.com/huff-wires/20141018/car-gen-cuba-ebola-castro/

Castro: Cuba cooperará con USA a combatir el ébola


El ex presidente Fidel Castro manifestó el sábado la disposición de Cuba de cooperar con Estados Unidos en la lucha para combatir la epidemia del ébola como parte de la política de la isla caribeña que ya envió médicos a países afectados y celebrará el lunes una cumbre regional sobre el tema.

"Gustosamente cooperaremos con el personal norteamericano en esa tarea, y no en búsqueda de la paz entre los dos Estados que han sido adversarios durante tantos años, sino en cualquier caso, por la paz para el mundo, un objetivo que puede y debe intentarse", escribió Castro en un artículo publicado por el diario oficial Granma.

"Ha llegado la hora del deber" recalcó Castro y recordó que "no tardó nuestro país un minuto en dar respuesta a los organismos internacionales ante la solicitud de apoyo para la lucha contra la brutal epidemia desatada en África occidental".

Cuba envió un grupo de 165 médicos y enfermeros a Sierra Leona a comienzos de octubre y tiene previsto mandar otros 296 a Liberia y Guinea Conakry, lo que representa la mayor contribución de personal médico para combatir esta epidemia.

Por otra parte el lunes se celebrará en la isla una reunión de jefes de Estados y funcionarios de los países que integran la Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América -Tratado de Comercio de los Pueblos, ALBA-TCP, a la que asistirán también representantes de la Organización Panamericana de la Salud y de la ONU.

El ALBA es una alianza creada por el fallecido mandatario venezolano Hugo Chávez y por el ex presidente Fidel Castro, la integran una docena de países entre los cuales están Cuba, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Nicaragua, Antigua y Barbuda, El Salvador, Surinam.

Según Castro dicha cumbre fue organizada "a solicitud de varios países del área" que "han expresado la necesidad de dar los pasos pertinentes para impedir la extensión de la epidemia y combatirla de forma rápida y eficiente".


El líder cubano consideró que esta colaboración médica constituye el "mayor ejemplo de solidaridad que puede ofrecer el ser humano".

En tanto el secretario de Estado estadounidense, John Kerry, destacó el viernes que Cuba es una de las "naciones grandes y pequeñas que están participando en formas impresionantes para hacer una contribución en el frente".

Cuba lleva a cabo desde hace varios años un programa mediante el cual envía médicos y trabajadores de la salud a países pobres y subdesarrollados para mejorar el sistema de salud, para prevenir y también para operar en caso de desastres naturales o de epidemias.

En la actualidad hay cooperantes cubanos de la salud en 66 países y unas 39 brigadas participaron en emergencias sanitarias en 23 países.

Fidel Castro cumplió 88 años en agosto pasado, en el año 2006 sufrió una repentina enfermedad que lo puso al borde de la muerte, en ese momento delegó el poder en su hermano menor Raúl.

Raúl Castro, de 83 años, fue electo presidente de Cuba en el año 2008 y en el 2013 para un segundo mandato.

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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da mosquito il Lun 20 Ott 2014 - 4:09

http://www.europaquotidiano.it/2014/10/13/ebola-in-africa-i-medici-piu-presenti-nelle-cure-sono-quelli-di-cuba/

Ebola in Africa, i medici più presenti nelle cure? Sono quelli di Cuba

L'Avana invia oltre quattrocento dottori nei paesi più colpiti dal virus. Da sempre i fratelli Castro usano l'ottimo sistema sanitario cubano come "asset" economico e geopolitico


All’inizio fu “solidarietà socialista”, quando Fidel Castro, dopo la rivoluzione dei barbudos, spedì un team di medici in Algeria. Poi fu il turno del Cile, colpito da un terremoto. Ed anche adesso, in Africa, nelle terre flagellate dal virus Ebola, è Cuba ad occupare la prima linea della risposta all’emergenza. La settimana scorso 165 dottori sono sbarcati a Freetown, Sierra Leone. Altri 295 medici sono attesi in Liberia e in Guinea, gli altri due paesi maggiormente colpiti dall’epidemia.
leggi anche:


Che il team di soccorso più numeroso – fonte: l’Organizzazione mondiale della sanità – provenga da un’isola di undici milioni di persone, e non dai giganti politici, economici e demografici del pianeta, sorprende solo in parte. E se a L’Avana le ragioni umanitarie non possono essere disgiunte dagli ideali di stato, ammantati di giustizia sociale, altrettanto valide sono le motivazioni strategiche che spingono i fratelli Castro a mandare in missione i loro dottori.

Cuba esporta sigari e rum, ma anche e soprattutto servizi medici: nel corso degli anni 185mila lavoratori sono stati inviati all’estero, in più di cento Stati. Attualmente sono cinquantamila, in 66 paesi, secondo i dati forniti dalla Reuters. Solo lo scorso anno circa seimila dottori cubani sono partiti per operare nelle aree rurali del Brasile. La missione più nota è quella in Venezuela, una sorta di Oil for Doctors. Caracas manda ogni giorno novantamila barili di petrolio, indispensabili per i bisogni energetici cubani, e dunque per la sopravvivenza del regime. L’Avana, in cambio, consente a ben trentamila medici di lavorare nella patria di Bolívar.

La sanità cubana gode di un’ottima fama ed è uno dei motivi d’orgoglio del castrismo. L’aspettativa di vita nell’isola è di 77 anni, alta se comparata a un Pil che nelle graduatorie internazionali si trova tra Bielorussia e Sudan. Ogni anno ventimila stranieri, tra medici, dentisti ed infermieri, sbarcano a Cuba per ricevere una formazione adeguata. Logico trasformare questo punto di forza in un asset da esportare in tutto il mondo. Secondo alcuni studi, i servizi sanitari arriverebbero a costituire quasi il trenta per cento del reddito da export.

Se l’asse con il Venezuela ha un evidente colore politico ed attinge a mani basse dalla retorica anti-americana, la contropartita è quasi sempre economica: il Brasile, ad esempio, ha promesso di investire in progetti infrastrutturali nell’isola e ha garantito un prestito di 176 milioni di dollari per gli aeroporti cubani. La questione d’immagine, d’altra parte, non va sottovalutata. Il paese alfiere della sanità pubblica offrì i propri servizi persino al nemico americano, nel 2005, dopo l’uragano Katrina, ed anche la generosità mostrata di fronte all’emergenza Ebola è riconducibile a una sorta di diplomazia medica. I media statali sostengono con orgoglio che ben 15.000 lavoratori si sono resi disponibili per la missione a rischio in Africa occidentale.

Questa strategia, peraltro, non è immune da critiche. Gli anticastristi sostengono che il regime stia sacrificando la salute dei cubani per mantenere una quota elevata di export. A L’Avana, insomma, comincerebbero a scarseggiare i dottori. E lo stesso asse con il Venezuela scricchiola. L’economia di Caracas è sull’orlo del collasso, per cui sempre più medici cubani stanno cercando di lasciare il Paese e raggiungere gli Stati Uniti, attraverso la Colombia

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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da albertico il Lun 20 Ott 2014 - 18:31

Más de 76,000 profesionales sanitarios cubanos trabajan en 39 países del mundo, y de ellos 45,952 lo hacen en 25 países de América Latina y el Caribe, según datos aportados hoy por el gobernante cubano.

En África, se encuentran en la actualidad más de 4,000 cooperantes cubanos de la salud repartidos en 32 países de ese continente.

Read more here: http://www.elnuevoherald.com/noticias/mundo/america-latina/cuba-es/article3082625.html#storylink=cpy

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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da mosquito il Mar 21 Ott 2014 - 0:13

albertico ha scritto:Más de 76,000 profesionales sanitarios cubanos trabajan en 39 países del mundo, y de ellos 45,952 lo hacen en 25 países de América Latina y el Caribe, según datos aportados hoy por el gobernante cubano.

En África, se encuentran en la actualidad más de 4,000 cooperantes cubanos de la salud repartidos en 32 países de ese continente.

Read more here: http://www.elnuevoherald.com/noticias/mundo/america-latina/cuba-es/article3082625.html#storylink=cpy


El gobernante de Cuba, Raúl Castro, anunció el lunes que otras dos brigadas sanitarias de la isla partirán mañana martes, 21 de octubre, con destino a Liberia y Guinea Conakry para colaborar en la lucha contra el ébola.

El mandatario cubano hizo el anuncio al inaugurar en La Habana la cumbre extraordinaria que celebra la Alianza Bolivariana de los Pueblos de América (ALBA) para coordinar acciones para el combate y prevención de la epidemia.

Concretamente, Cuba enviará mañana 53 profesionales sanitarios a Liberia y 38 a Guinea Conakry, según precisó el ministro de Salud cubano, Roberto Morales, durante la cumbre extraordinaria del ALBA.

En Sierra Leona, otro de los países africanos más afectados por el ébola, se encuentra desde primeros de octubre el primer grupo de 165 sanitarios enviados por Cuba a África para combatir el ébola.



En el discurso de apertura de la cumbre del ALBA sobre el ébola, Raúl Castro destacó que esa epidemia constituye un “inmenso” reto para la humanidad que debe afrontarse con urgencia y destacó que Cuba está dispuesta a trabajar “codo con codo” con todos los países, incluido stados Unidos, en la lucha contra esta enfermedad.

“Tengo la convicción de que si esta amenaza no se frena y resuelve en África Occidental con una respuesta internacional inmediata, eficaz y con recursos suficientes coordinada por la Organización Mundial de la Salud y las Naciones Unidas puede convertirse en una de las pandemias mas graves de la historia de la humanidad”, advirtió el presidente cubano.

Raúl Castro ofreció a los países de la ALBA y de toda América Latina la colaboración de Cuba y de los médicos de la isla que trabajan en diversos países del continente para apoyar las acciones contra el ébola, contribuir en el entrenamiento de personal sanitario y brindar asesoría.

Más de 76,000 profesionales sanitarios cubanos trabajan en 39 países del mundo, y de ellos 45,952 lo hacen en 25 países de América Latina y el Caribe, según datos aportados hoy por el gobernante cubano.

En África, se encuentran en la actualidad más de 4,000 cooperantes cubanos de la salud repartidos en 32 países de ese continente

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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da mosquito il Mer 22 Ott 2014 - 2:33

http://www.nytimes.com/2014/10/20/opinion/la-impresionante-contribucin-de-cuba-en-la-lucha-contra-el-bola.html?_r=2

La Impresionante Contribución de Cuba en la Lucha Contra el Ébola


Cuba es una isla pobre y relativamente aislada. Queda a más de 7,000 kilómetros de los países africanos donde el ébola se está esparciendo a un ritmo alarmante. Sin embargo, debido a su compromiso de desplazar a cientos de médicos y enfermeros al eje de la pandemia, Cuba podría terminar jugando el papel más destacado entre las naciones que están trabajando para refrenar la propagación del virus.

La enorme contribución de Cuba, sin duda, forma parte de sus esfuerzos por mejorar su estatus en el escenario mundial. Aún así, debe ser aplaudida e imitada.

El pánico que ha generado la epidemia alrededor del mundo no ha producido una respuesta adecuada por parte de las naciones que tienen la capacidad de contribuir. Aunque Estados Unidos y otros países han ofrecido su disposición a contribuir dinero, únicamente Cuba y unas pocas organizaciones no gubernamentales están proporcionando lo que se necesita con mayor urgencia: profesionales médicos dispuestos a atender pacientes.


Los médicos en África occidental necesitan urgentemente apoyo internacional para construir centros de aislamiento y poner en práctica mejores mecanismos para diagnosticar pacientes, antes de que desarrollen síntomas avanzados. Más de 400 profesionales médicos han sido infectados y, aproximadamente, 4,450 pacientes han muerto. Dado que se han diagnosticado unos pocos casos en Estados Unidos y Europa, las autoridades médicas temen que el virus pronto podría volverse una crisis mundial.

Es lamentable que Washington, el principal contribuyente financiero a la lucha contra el ébola, no tenga vínculos diplomáticos con La Habana, dado que Cuba podría terminar desempeñando la labor más vital. En este caso, la enemistad tiene repercusiones de vida o muerte, ya que las dos capitales no tienen mecanismos para coordinar sus esfuerzos a alto nivel.

Para la administración Obama, este dilema tiene que enfatizar la idea de que los frutos de normalizar la relación con Cuba conlleva muchos más beneficios que riesgos.

De los extranjeros que trabajan en África occidental, los médicos cubanos van a estar entre los más expuestos y, es muy posible, que algunos contraigan el virus. La Organización Mundial de la Salud está coordinando la labor de los médicos, pero no está claro cómo manejaría la atención y el traslado de aquellos que llegaran a enfermarse. Para transportar pacientes con ébola se necesitan equipos de expertos y aviones equipados con cabinas de aislamiento. La mayoría de compañías de seguros han dicho que no están dispuestas a trasladar pacientes con ébola.

El Secretario de Estado John F. Kerry elogió el viernes el “coraje de todo profesional médico que está asumiendo este desafío”, e hizo una alusión breve a la contribución de Cuba. El Ejército estadounidense ha desplazado aproximadamente 550 soldados para respaldar a las autoridades médicas en los países afectados. Sería cuestión de sentido común y compasión que el Pentágono les ofreciera asistencia a los cubanos, en caso de que alguno se enfermase. Por ejemplo, debería darles acceso al centro médico que construyó en la capital de Liberia, y ayudar con la evacuación de médicos enfermos. Es indispensable reconocer que la labor de los especialistas cubanos contribuye al esfuerzo mundial.


Sin embargo, las autoridades estadounidenses, insensiblemente, se han rehusado a indicar si estarían dispuestos a brindar algún tipo de apoyo.

Miembros del sector médico en Cuba son conscientes de los riesgos que toman al asumir misiones peligrosas. Médicos cubanos desempeñaron el rol principal en la lucha contra el cólera en Haití, después del terremoto de 2010. Cuando algunos regresaron enfermos a Cuba, la isla tuvo que combatir el primer brote de la enfermedad en una década. Si el ébola llegara a Cuba, representaría un desafío más serio para la isla y la región, lo que elevaría el riesgo de que se dispare el número de casos en el hemisferio.

Cuba ha enviado médicos y enfermeros a zonas de desastre durante décadas. Luego del huracán Katrina en 2005, el Gobierno en La Habana ofreció enviar a equipos médicos para atender heridos en Nueva Orleans. Líderes estadounidenses rechazaron ese ofrecimiento. Pero se alegraron al oír, en días recientes, que Cuba estuviera movilizando un grupo para misiones en Sierra Leona, Liberia y Guinea.

Con apoyo técnico de la Organización Mundial de la Salud, el gobierno cubano capacitó a 460 médicos y enfermeros en cuanto a las estrictas precauciones que son necesarias para atender a los pacientes que padecen un virus altamente contagioso. El primer grupo, conformado por 165 profesionales, llegó a Sierra Leona en días recientes. José Luis Di Fabio, el representante de la entidad de salud, dijo que el equipo enviado a África incluye médicos que han trabajado anteriormente en la región, lo cual los hace aún más valiosos. “Cuba cuenta con un personal de salud muy competente”, dijo Di Fabio, quien es de origen uruguayo.

Di Fabio dijo que las sanciones que Estados Unidos mantiene sobre la isla han generado dificultades para el sector médico, ya que varios centros carecen de equipos modernos y suministros suficientes.

En una columna publicada este fin de semana en el diario del Gobierno cubano, Granma, Fidel Castro argumenta que Estados Unidos y Cuba deben poner a un lado sus diferencias, así sea temporalmente, para combatir una amenaza global. Tiene toda la razón.

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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da mosquito il Mer 22 Ott 2014 - 2:38

http://www.granma.cu/cuba/2014-10-18/la-hora-del-deber


La hora del deber


El compañero Fidel diserta sobre la situación actual de la epidemia desatada en África Occidental y cómo resulta imprescindible extender en este contexto el brazo solidario de la nación cubana, de América Latina y el Caribe para frenar el virus


No tardó nuestro país un minuto en dar respuesta a los organismos internacionales ante la solicitud de apoyo para la lucha contra la brutal epidemia desatada en África Occidental.

Es lo que siempre ha hecho nuestro país sin excluir a nadie. Ya el Gobierno había impartido las instrucciones pertinentes para movilizar con urgencia y reforzar al personal médico que prestaba sus servicios en esa región del continente africano. A la demanda de Naciones Unidas se dio igualmente respuesta rápida, como se ha hecho siempre ante una solicitud de cooperación.

Cualquier persona consciente sabe que las decisiones políticas que entrañan riesgos para el personal, altamente calificado, implican un alto nivel de responsabilidad por parte de quienes los exhortan a cumplir una peligrosa tarea. Es incluso más duro todavía que la de enviar soldados a combatir e incluso morir por una causa política justa, quienes también lo hicieron siempre como un deber.

El personal médico que marcha a cualquier punto para salvar vidas, aun a riesgo de perder la suya, es el mayor ejemplo de solidaridad que puede ofrecer el ser humano, sobre todo cuando no está movido por interés material alguno. Sus familiares más allegados también aportan a tal misión una parte de lo más querido y admirado por ellos. Un país curtido por largos años de heroica lucha puede comprender bien lo que aquí se expresa.

Todos comprendemos que al cumplir esta tarea con el máximo de preparación y eficiencia, se estará protegiendo a nuestro pueblo y a los pueblos hermanos del Caribe y América Latina, y evitando que se expanda, ya que lamentablemente se ha introducido y podría extenderse en Estados Unidos, que tantos vínculos personales e intercambios mantiene con el resto del mundo. Gustosamente cooperaremos con el personal norteamericano en esa tarea, y no en búsqueda de la paz entre los dos Estados que han sido adversarios durante tantos años sino, en cualquier caso, por la Paz para el Mundo, un objetivo que puede y debe intentarse.

El lunes 20 de octubre, a solicitud de varios países del área, tendrá lugar una reunión en La Habana con la participación de importantes autoridades de los mismos que han expresado la necesidad de dar los pasos pertinentes para impedir la extensión de la epidemia y combatirla de forma rápida y eficiente.

Los caribeños y latinoamericanos estaremos enviando también un mensaje de aliento y de lucha a los demás pueblos del mundo.

Ha llegado la hora del deber.


Fidel Castro Ruz
Octubre 17 de 2014
9 y 23 p.m.


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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da mosquito il Mer 22 Ott 2014 - 23:58

http://www.martinoticias.com/content/cuba-ebola-liberia-ipk-repatriaciones/78027.html

Llegan médicos cubanos a Liberia; no repatriarán a los que enfermen

Los que contraigan ébola serán tratados en instalaciones especiales habilitadas en los países afectados para el personal de salud, confirmó el director del IPK, Dr. Jorge Pérez Ávila.

.


Llegaron este miércoles al aeropuerto internacional Roberts de Monrovia, la capital liberiana, 53 médicos y paramédicos cubanos que ayudarán a combatir la epidemia de ébola en ese país.

Los cooperantes, que viajaron en un avión de Cubana de Aviación, forman parte del segundo contingente desplegado por La Habana en países de África Occidental, tras el envío de 49 a ese país, y antes, de otros 165 a Sierra Leona.

Para hoy también se espera el arribo de 38 profesionales cubanos a la vecina Guinea-Conakry, que completa el trío de naciones donde la epidemia presenta una tendencia a incrementarse, según estadísticas de la Organización Mundial de la Salud (OMS).

Este documental de la cadena Vice filmado en Monrovia y divulgado el pasado 9 de octubre identifica a Liberia como el punto focal de la epidemia, y muestra cómo los pacientes son tratados en sus hogares, porque las Unidades de Tratamiento del Ebola (ETU) no dan abasto.

Fuentes médicas en Cuba indicaron la semana pasada que las enfermeras y doctores seleccionados han firmado un documento que les compromete a no regresar al país en caso de que contraigan el mal, algo que fue confirmado este martes por el director del Instituto de Medicina Tropical Pedro Kourí (IPK) de La Habana, Dr. Jorge Pérez Ávila.

El ejecutivo, que es citado por la agencia Reuters, confirmó que si alguno de los médicos o enfermeras cubanas contrae la enfermedad, no será repatriado, a menos que se cure.
Dr. Jorge Pérez Ávila, director del IPK.Dr. Jorge Pérez Ávila, director del IPK.

El Dr. Pérez Ávila señaló que dichos casos serán tratados en un sitio especial para los trabajadores en programas de ayuda internacional hasta que se curen o fallezcan.

El Departamento de Defensa de Estados Unidos ha informado que al menos en Liberia ha sido habilitada por personal militar estadounidense una instalación con esos fines, y que será operada por un equipo de 60 profesionales, también norteamericanos.

El director del IPK precisó que todos los demás cooperantes cubanos serán monitoreados por al menos 21 días en ese hospital a su regreso a Cuba, al igual que cualquier visitante que llegue a la isla desde los países afectados.

Organizaciones internacionales involucradas en el combate al ébola como Médicos Sin Fronteras tienen la política de repatriar a los profesionales enfermos.

En una entrevista previa con la CNN el Dr. Pérez Ávila dijo estar convencido de que "alguno (de los miembros del contingente cubano) se contaminará".
Equipo de recuperación de cadáveres saca de una vivienda en Monrovia el cuerpo de una víctima del ébola.Equipo de recuperación de cadáveres saca de una vivienda en Monrovia el cuerpo de una víctima del ébola.

El virus ha matado desde marzo a 4.555 personas, poco menos de la mitad de los 9.216 que contrajeron el virus, sobre todo en Sierra Leona, Guinea y Liberia. Entre las víctimas mortales se cuentan 239 trabajadores de la salud, reveló el lunes la OMS. No existe una cura probada, y el desarrollo de vacunas puede tardar meses.

"Sabemos el riesgo que corremos. Sabemos que vamos a luchar contra algo que nosotros mismos no conocíamos totalmente", dijo a periodistas antes de partir hacia Liberia Leonardo Fernández, un médico cubano de 63 años. "Sabemos todo lo que puede pasar. Sabemos que vamos a un medio hostil. Sabemos que vamos compartir codo a codo con otras nacionalidades. Pero es nuestro deber, así hemos sido formados", agregó.

El despacho de Reuters apunta citando al ministro de Salud Pública de la isla, Roberto Morales, que Cuba, con 83.000 médicos en la actualidad, dice tener 7,2 doctores por cada 1.000 habitantes, una de las tasas más altas del mundo. Pero con unos 25.000 trabajando en el extranjero, la proporción cae a alrededor de 4,6, incluso contando los últimos 5.500 graduados en escuelas de Medicina.

La exportación de servicios profesionales, principalmente médicos, se ha convertido en la primera entrada de divisas de la economía cubana, al menos 6.000 millones de dólares anuales.

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Messaggio Da albertico il Ven 24 Ott 2014 - 18:47



letto e riporto:

Il Washington Post, invece, ha assunto una posizione più prudente: da una parte ha lodato l'atteggiamento dei cubani nella lotta contro l'ebola, ma dall'altra sottolinea che "le cose sono più complesse di quanto possa sembrare", perché i circa 50 mila dottori cubani inviati all'estero rappresentano pagamenti per 8,2 miliardi di dollari per l'Avana nel 2014, dando così nuova linfa a censura e repressione sulla pelle degli abitanti dell'isola. A questo si aggiunge la questione della sicurezza del personale inviato in Africa. Lo stesso Nyt ammette che "non è ancora chiaro come sarebbero trattati ed evacuati i cubani nel caso si ammalassero". Il Los Angeles Times ha segnalato inoltre che fra i 10mila medici inviati da Cuba in Venezuela - in cambio di petrolio a prezzo scontato - molti ne hanno approfittato per fuggire verso gli Usa: nel 2014 saranno circa 1500, per un aumento del 50 per cento.


Ultima modifica di albertico il Ven 24 Ott 2014 - 18:50, modificato 1 volta
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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da albertico il Ven 24 Ott 2014 - 18:48

BTW:

Al momento, l'Avana non ha registrato nessun caso, anche grazie alle rigide misure di controllo: chiunque arrivi dai paesi dell'Africa Occidentale viene tenuto in osservazione per 21 giorni (il periodo di incubazione del virus ebola), prima di poter girare tranquillamente sull'isola.

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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da mosquito il Lun 17 Nov 2014 - 3:04

http://www.lanacion.com.ar/1744296-viajaron-para-combatir-el-ebola-pero-todavia-no-salieron-del-hotel

Viajaron para combatir el ébola pero todavía no salieron del hotel

Unos 100 trabajadores de la salud cubanos están, desde hace un mes, en un establecimiento hotelero en Sierra Leona


- Mira al vacío.
No vino para esto.
Si hubiera querido ir de vacaciones, se habría quedado en Cuba.
El enfermero F. -que no quiso revelar su nombre- es uno de los 165 médicos y enfermeros enviados por Cuba para luchar contra el ébola. Se presentaron como voluntarios para ayudar, para "salvar al mundo" de la peor crisis sanitaria desde la irrupción del VIH. En cambio, pasan el día alrededor de una pileta.

"Cuando pidieron voluntarios para ir a Sierra Leona, me llamaron diciendo que tenía que estar en La Habana en dos días", explica F. mientras toma una botella de agua mineral.

"Nos dieron conferencias médicos estadounidenses y británicos, y expertos de la Organización Mundial de la Salud (OMS). Incluso construimos un hospital de campaña. Pensábamos que dormiríamos en carpas. Después nos dijeron que estaríamos en un hotel.. Hace ya más de un mes", lamenta este trabajador experto en enfermedades infecciosas, que combatió el cólera en Haití.

La misión cubana es el equipo médico internacional más grande desplegado hasta la fecha en Sierra Leona, un país que necesita personal sanitario urgentemente para atender la creciente demanda de camas de tratamiento y aislamiento. La enfermedad se propaga a una velocidad de más de 400 nuevos casos por semana. Sierra Leona tiene apenas 350 camas, muy por detrás de las 1163 necesitadas según los cálculos de la OMS.

Mientras las Naciones Unidas reclaman más efectivos para atender las nuevas instalaciones en construcción, los enfermeros del hotel Barmoi se preguntan por qué aún siguen de brazos cruzados. Sólo 60 de los 165 profesionales cubanos han sido desplegados al día de hoy. Trabajan en turnos de ocho personas en el nuevo hospital de Kerry Town, un centro con capacidad para 80 pacientes a las afueras de Freetown que en este momento atiende a tan solo cuatro enfermos.

El virus del ébola, mientras tanto, mató a más de 1500 personas y contagió a 4800, que aguardan en sus casas o en las salas de espera de los hospitales a la espera de una plaza para ser tratados.

"Estamos preparados para trabajar. Entrenamos en Cuba y hemos seguido entrenando aquí", asegura el enfermero. "Solíamos practicar a ponernos el traje protector detrás de la pileta del Barmoi, hasta que tuvimos que parar debido a la alarma de los huéspedes, asustados de ver a 30 personas vestidas con el traje del ébola acechando sus habitaciones".

Se supone que 30 o 40 de ellos irán al nuevo centro de Port Loko, una de las zonas más afectadas por la enfermedad. Las instalaciones están aún en construcción. Abrirán con suerte la semana que viene.

"Lo que no entiendo es por qué nos enviaron antes de que hubieran terminado de montar los hospitales", explica F., incrédulo. Un enfermero británico del Hospital Connaught de Freetown, donde han estado entrenando los cubanos, dice tener la respuesta: "Fueron los únicos que respondieron a la llamada internacional, y como fueron tan rápidos, ahora no saben qué hacer con ellos".

Se baraja la posibilidad de enviarlos a las futuras instalaciones de Hastings (Freetown) o a Lakka Beach. Algunos empezarán en los próximos días a trabajar en un hospital con pacientes ficticios para que sigan, aún, entrenando. "Es un proceso normal de preparación. Nos estamos coordinando con la OMS y el Ministerio de Sanidad; todo sigue su ritmo normal. Estamos listos para empezar, pero no estamos desalentados", explica el doctor José Delgado, jefe de la delegación cubana.

Mientras tanto, Gran Bretaña busca personal médico internacional para atender las 700 camas extra que aportarán cinco nuevos hospitales proyectados por la cooperación británica. Australia y Noruega se comprometieron a enviar médicos, pero aún no se sabe cuándo.

Así que al menos durante un tiempo, los cubanos seguirán siendo la mayor misión internacional desplegada en el país. Aunque no tengan dónde trabajar.

Cerca de 70 trabajadores del Sistema Nacional de Salud de Gran Bretaña llegarán a Sierra Leona previsiblemente el próximo 22 de noviembre. Necesitaron dos semanas de entrenamiento. La preparación de los médicos cubanos se prolonga ya por más de un mes.

Sentado en su hotel, F. no alcanza a comprender a qué se debe el retraso. Si resulta infectado por el ébola, no podrá regresar a Cuba. "Nos dijeron que igual nos mandan a Gran Bretaña, o igual nos tratan aquí. Pero ya lo sabíamos. Cuando nos presentamos voluntarios, aceptamos las consecuencias". Sea cual sea su destino, lo encontrará esperando junto a la pileta.

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Messaggio Da mosquito il Mer 17 Dic 2014 - 0:04

http://www.diariodecuba.com/cuba/1418688281_11840.html

'Newsweek' indaga en la confusa gestión de los fondos de la OMS que La Habana recibe por el ébola


A los galenos se les habría prometido un sueldo de 1.500 dólares al mes mientras trabajen en África y 1.500 adicionales para depositar en un banco de la Isla.




La revista Newsweek ha indagado en las condiciones económicas de los 256 médicos cubanos que el régimen de La Habana envió en octubre a luchar contra el ébola a África. Las indagaciones del semanario ponen en evidencia la falta de transparencia sobre el reparto de los fondos que el régimen está obteniendo de la Organización Mundial de la Salud (OMS).

Newsweek cita a una antigua profesional sanitaria que todavía reside en Cuba y que pidió permanecer bajo anonimato. Según su testimonio, recientemente vio un contrato de los que se presentan a los doctores que van a la zona del ébola. En el contrato, al doctor se le prometen 1.500 dólares al mes mientras trabaje en África, y 1.500 adicionales para ser depositados en la cuenta de un banco cubano, que el galeno podrá retirar cuando regrese a la Isla y tras la evaluación de su trabajo.

La revista apunta que no está claro si este dinero viene de los fondos diarios que facilita la OMS por cada médico —y que es distribuido por los oficiales cubanos que lo recogen de parte de los médicos— o si es un dinero aparte del de la OMS.

Según Gregory Hartl, un portavoz de la OMS citado por Newsweek, cada doctor que trabaja en África en la batalla contra el ébola recibe de la organización la cantidad de 200 a 240 dólares por día, en función de la ubicación del servicio. Dijo que el dinero se deposita en una banco local en África y puede ser retirado por cada galeno presentando una aprobación suministrada por la OMS.

Los médicos cubanos son "enviados por su Gobierno, así que nosotros no sabemos cómo este dinero se distribuye", dijo a la revista un funcionario de la ONU familiarizado con los esfuerzos internacionales en África, y que habló bajo condición de anonimato, al no tener autorización para hablar de la cuestión con la prensa.

"¿Y qué?", dijo otro funcionario de la ONU citado por Newsweek. "Es como las fuerzas de paz de la ONU. Los gobiernos envían reclutas y reciben dinero por cada soldado. Pero de ese dinero, las tropas reciben poco. Los países en desarrollo usan la ONU como una fuente de ingreso nacional".

Los intentos de la revista de hablar por teléfono con portavoces de la misión cubana ante la ONU no dieron resultados. El portavoz declinó responder a un cuestionario por correo electrónico sobre la distribución de los fondos de la OMS, informó Newsweek.

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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da mosquito il Mer 17 Dic 2014 - 0:06

http://www.newsweek.com/cubas-biggest-export-doctors-292067


To Fight Ebola, Cuba Is Sending Its Biggest Export - Doctors


“They were trying to get us to do the best job we could. We were told that this is very good income for the country,” said a Cuban doctor we’ll call Dr. Jose Suarez, describing instructions from his government as he prepared, five years ago, to leave Cuba for Venezuela. There he was to join up in his nation’s most prestigious, most successful and most lucrative enterprise: its physician-export industry.

Along with his wife and children, Suarez now lives in New York, having defected to the United States in 2009. He asked that his real name and personal details not be used, fearing that family members back on the island would suffer retaliation.




Cuba’s export of medical professionals has gained the Communist country much praise, including most recently from the island’s neighbor and nemesis, the United States, where top officials have praised Cuba’s response to the Ebola crisis in West Africa. The Cuban contingent of medical professionals sent to the epidemic’s hot zone was larger than any other country’s.





Cuba has trained many more medical professionals per capita than any other developing or developed country. In 2010 it had 6.7 doctors for every 1,000 citizens, according to the World Bank. In the United States in the same year, there were 2.4 doctors for every 1,000 Americans. Unlike America, however, in Cuba the government alone finances medical studies, and it then controls the careers of medical professionals.

Suarez said that when he completed his studies, the government noticed that while he had graduated with honors, he was not interested in politics and never became a member of the Communist Party.

“You have to work where they tell you,” he said. The young doctor was sent to Santiago de Cuba, a 12-hour bus ride away from his hometown at the center of the island. The ride is expensive, and each trip home ate away at his salary, the Cuban equivalent of $20 a month. A year later, he was lucky to be assigned to a hospital near his hometown.

Then came the offer to join Cuba’s medical mission in Venezuela. It was a relatively lucrative offer, and also very hard to refuse. “They prepare you psychologically,” Suarez said. “They tell you this is important for the nation, you know, blah blah blah. It all seems very benign. But if you say no, there will be retaliation. For example, if you work in a very nice hospital in the city, you will be sent back to the countryside.”

And the conditions in Venezuela were much better than back home. In Venezuela Suarez was paid $150 a month, while an additional $100 a month was deposited in his name in a bank back in Cuba. “The government evaluates your performance, and if you do a good job, you get that extra money as well,” he said.

That is, of course, only if you return to the island. Unlike many of his colleagues, whose travel documents were confiscated and kept by the government, he was considered low risk, so he was allowed to keep his passport. That helped when he finally defected. Now he practices internal medicine at a Brooklyn hospital.

No definitive figures have been published by Havana or Caracas about the financial arrangements between the two countries, which are much more complex than simply “doctors for cash.” Without Venezuelan oil, the Cuban economy would have collapsed long ago, and besides physicians, Cuba sends to Venezuela an unknown number of security officials and other professionals.

Cuba’s exportation of doctors and other professionals to other Latin American countries, including Haiti, as well as to far-off places such as Pakistan and Africa, has become a source of pride for the Caribbean country.



Cuba doctors Cuban doctor Leonardo Fernandez in Havana on October 21, 2014, before departing for Liberia. He is among the 15,000 Cuban doctors who have volunteered to help fight Ebola in West Africa. Enrique De La Osa/Reuters Last July the general director of Cuba’s Ministry of Foreign Commerce and Investment, Dagmar González Grau, told Havana’s Popular Assembly that 64,362 Cuban professionals were sent by the state to serve in 91 countries. Three in four of those professionals are in the health sector, González Grau said, according to Trabajadores, a state-run newspaper.

The government, she added, expects those professionals to bring in $8.2 billion in 2014. By those figures, the Cuban government could be earning as much as $6.15 billion from its exportation of doctors alone.

These proceeds far exceed any other Cuban enterprise, with tourism lagging well behind in second place. Sales of Cuban staples like cigars, rum and guayabera shirts are not even close. The sugarcane industry, the pride of the country during the Cold War (though it was heavily subsidized by the Soviet Union), is no longer profitable.

When Cuba sent 256 health workers to combat Ebola in West Africa in October, Havana was universally applauded. The World Health Organization (WHO) is “extremely grateful for the generosity of the Cuban government and these health professionals for doing their part to help us contain the worst Ebola outbreak ever known,” said Margaret Chan, the WHO’s director general.

“Although I did not encounter them personally, I have to commend Cuba,” the American U.N. ambassador, Samantha Power, said after making a fact-finding trip to West Africa in late October. She noted that the Cuban government planned to send 200 physicians to the Ebola-stricken zone in addition to the initial group. “That is a big gap and a big need,” Power said.

Maria Werlau, a former vice president at Manhattan Chase Bank and founder of the Free Society Project, a nonprofit, has researched the finances of Cuba’s health system and its services-export industry. The Cuban government, she says, did well for itself by sending doctors to West Africa.

“It’s brilliant,” Werlau says. “They get money from it. They get attention. They make the impression that Cuba is a medical power,” and as a result, the government will get a lot of future contracts to send medical and other professionals “in servitude conditions” to many other countries as well.

According to Gregory Hartl, a WHO spokesman, each doctor working in Western Africa in the fight against Ebola receives from the organization a per diem grant of $200 to $240 a day, depending on the location of service. He said that the money is deposited in a local bank in Africa so that it can be withdrawn by each physician upon presentation of a WHO-supplied approval slip.

A former health professional who still lives in Cuba and asked to remain anonymous said that she recently saw a contract that is typically presented to doctors on their way to the Ebola zone. In it, she said, a doctor is promised $1,500 a month while working in Africa, and an additional $1,500 to be deposited in a Cuban bank account, where it can be withdrawn upon return and evaluation of the work.

It is not clear whether that money comes from the per diem from the WHO—and is distributed by Cuban officials who collect it on behalf of the doctors in Africa—or is separate from the WHO money.

Cuban doctors are “sent by their government, so we do not know how that money is distributed,” said a U.N. official familiar with the international efforts in Africa, who spoke on condition of anonymity, as he was not authorized to discuss the matter with the press.

“So what,” said another U.N. official said. “It’s just like U.N. peacekeepers. Their governments send conscripts, and they get paid for each soldier. But the troops get very little of the proceeds. Developing countries use the U.N. as a source of national income.”

Attempts to reach by phone the spokesman for the Cuban mission to the U.N. were unsuccessful, and he declined to answer an emailed question about the distribution of WHO funds. But as Cuba’s exportation of doctors and other professionals grows, there has been some pushback.

Ramona Matos Rodriguez, a Cuban doctor who was sent to Brazil, defected last summer and sued the Cuban government for damages. She said in a deposition that the government presented her with a contract promising a salary of $400 a month, with an additional $600 that would be deposited in a Cuban bank on the island, to be withdrawn by her later.

When she arrived in Brazil, however, Matos Rodrigues discovered that Brasilia pays an average of $4,200 a month for each of the 11,000 Cuban doctors working in Brazil. That arrangement leaves most of the money Brazil allocates for the doctors in the hands of the Cuban government.

The case became contentious, as the government defended the importation of thousands of Cuban doctors to serve in remote areas where “Austrian doctors, for example, wouldn’t work,” said then foreign minister Antonio Patriota. But a Brazilian union, the National Federation of Physicians, said in a statement that the arrangement resembles “slave labor,” serving no one but the Cuban government.

And this month Brazil’s federal prosecutor Luciana Loureiro Oliveira said that paying Cuban doctors a mere quarter of what the Cuban government collects for them is “downright illegal” under Brazilian law.

Cuban blogger Orlando Luis Pardo Lazo, who is a student at Brown University in the United States, says he believes the exportation of medical staff is having a detrimental effect on Cuba’s own health care system. Lazo says last year he had to tend to his ailing mother back in Cuba. “Every time I went to a hospital in the middle of the night, I found Venezuelan doctors, Bolivian doctors, students from Latin America,” Lazo said. “Where are the Cuban doctors?”

He added, "I’m not trying to make politics out of this. I would just like Cuba to help Cubans [and others] in a better way.”

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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da mosquito il Gio 19 Mar 2015 - 23:46

http://www.diariodecuba.com/cuba/1426752279_13481.html



Médicos que combaten el ébola en África regresarán a la Isla en los próximos días

Los sanitarios cubanos que combaten la epidemia de ébola en países de África Occidental regresarán a la Isla en los próximos días "con la misión cumplida", según informó el ministro de Salud Pública, Roberto Morales.

"Ellos han desempeñado un rol preponderante, no solo en la cura de la enfermedad sino en la prevención", señaló el ministro y también resaltó el trabajo realizado en las fronteras de la Isla para evitar la entrada de enfermedades como el ébola, informa EFE.

Un reporte del Noticiero de Televisión desde Liberia indicó que los 53 integrantes de la brigada médica cubana que han trabajado durante aproximadamente cuatro meses, en una unidad de tratamiento del ébola en ese país africano, regresarán en próximas jornadas a la Isla.

Además refirió que el personal sanitario cubano salvó la vida a unas 50 personas que se contagiaron con el virus del ébola en Liberia, donde hace unos veinte días la Organización Mundial de la Salud (OMS) no reporta ningún caso positivo de la enfermedad.

La Habana envió en octubre de 2014 una brigada de 250 médicos y enfermeros a Liberia, Sierra Leona y Guinea Conakry, los tres países de África Occidental más afectados por la epidemia de ébola.

Con el apoyo de la OMS, la Isla ha mantenido desde entonces 165 colaboradores en Sierra Leona, otros 53 profesionales sanitarios en Liberia y 38 en Guinea Conakry en la lucha contra el ébola en esos tres países, donde la epidemia ha causado más de 10.000 muertos, según el último recuento de esa organización.

'Situación epidemiológica favorable'

El titular del MINSAP dijo además que la Isla muestra una "situación epidemiológica favorable" y se han disminuido las atenciones médicas por enfermedades diarreicas, según un reporte de la agencia oficial AIN.

De acuerdo con Morales Ojeda, actualmente "no hay casos de cólera ni en estudio ni en seguimiento", ya que no existe contaminación por el llamado Vibrio cholerae, al "certificarse" todas las cuencas que tenían problemas.

El funcionario dijo que los niveles de infestación del dengue siguen disminuyendo, y solo hay transmisión en los municipios de Pinar del Río, Camagüey, Villa Clara, Sancti Spíritus y Guantánamo.

Las principales causas de muerte en el país continúan siendo el cáncer, las enfermedades del corazón y las cerebrovasculares, por lo cual se debe hacer un esfuerzo en la Atención Primaria de Salud para la prevención de las dolencias crónicas no trasmisibles, acotó Morales.

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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da albertico il Ven 20 Mar 2015 - 21:41

nuovi eroi di ritorno,los 460

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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da mosquito il Sab 21 Mar 2015 - 3:06

albertico ha scritto:nuovi eroi di ritorno,los 460

del grupo
ci hanno rimesso le penne in un paio,
probabilmente.. Rolling Eyes

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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da mosquito il Sab 21 Mar 2015 - 3:10

albertico ha scritto:nuovi eroi di ritorno,los 460

un po' di meno rispetto all'anuncio del titulo
ma cmq ,rispetto ad alri paesi,
numericamente primattori

La Habana envió en octubre de 2014 una brigada de 250 médicos y enfermeros a Liberia, Sierra Leona y Guinea Conakry, los tres países de África Occidental más afectados por la epidemia de ébola.

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Re: 460 Operatori sanitari cubani andranno in Sierra Leone,Liberia e Guinea, a fronteggiare Ebola

Messaggio Da albertico il Sab 21 Mar 2015 - 5:43

Sposo la linea del washington post sopra citata. Dietro la facciata umanitaria si cela enorme business utile a fare cassa.chissa come procedono le missioni internazionaliste nella hermana republica bolivariana con il prezzo del petrolio venezuelano ai minimi storici

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