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La CNN da fonte dubbia e con nessuna prova attacca Cuba

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La CNN da fonte dubbia e con nessuna prova attacca Cuba

Messaggio Da arcoiris il Ven 15 Giu 2012 - 11:28

Trovo interessante e riporto un articolo della CNN. Non tanto per ciò che viene detto, quanto per il come si sia arrivati a pubblicarlo.

Solo vorrei riflettere sul modo in cui la vicenda trova tanto spazio su una testata giornalistica così importante.



Fidel Castro con il fondatore della
CNN, Turner, nel 1982 a Cuba



Non vogliamo entrare nella diatriba, non è nostra intenzione dire se questo sia vero o meno.

I fatti in questo caso non contano. Ma quel che ci balza all’occhio è l’impostazione dell’articolo. Come molti altri riportati negli ultimi tempi le fonti sono cittadini dissidenti, in lotta col governo e che sostengono una versione senza alcuna prova. Il fine è sempre quello di screditare il governo cubano riducendolo ad una pericolosa dittatura.

Un modo di operare della CNN arbitrario, che adotta solo con Cuba. Se io mi dichiarassi dissidente in Italia e chiamassi la redazione della CNN, non credo che otterrei tanta visibilità. Credo piuttosto (e giustamente) che mi chiederebbero quali sono le prove o le fonti che posso portare a sostegno della mia versione e se non ne avessi probabilmente si interromperebbe la conversazione telefonica.

Il fatto. Un dissidente avrebbe testimoniato a dei senatori statunitensi prima dell’inizio del Congresso, attraverso un collegamento video web dall’Havana, la precaria situazione dei diritti umani a Cuba.

Ciò che è provato stando a questa versione è l’utilizzo continuo ed inappropriato di sistemi informatici e tecnologici, ai fini di raccogliere testimonianze e spiare l’operato statunitense. Motivo per il quale in sin dei conti è stato condannato la spia statunitense Alan Gross, che ora dovrà scontare una lunga pena nei carceri cubani, per quanto dica Hillary Clinton.

Una guerra che gli Stati Uniti stanno portando avanti da oltre mezzo secolo, tenendo con crudeltà e sfrontatezza il popolo cubano in ostaggio. Una delle posizioni politiche più tristi tenute dal governo statunitense, che dimostra come le decisioni della Casa Bianca più che salvaguardare gli interessi economico commerciali della Nazione siano in ostaggio del gruppi agguerriti e potenti di qualche lobby cubano-statunitense. Un gioco crudele al massacro cui neppure il Presidente della speranza Obama, Premio Nobel per la Pace, ha la forza di sottrarsi.

Sarebbe lecito aspettarsi qualcosa in più da una rete, che fondata nel 1980 ad Atlanta, può contare su un team di 600 dipendenti, tra cui oltre 200 ottimi giornalisti.E ancor di più proprio dopo che lo stesso fondatore, Ted Turner, era stato accusato nel corso di un’intervista, di appoggiare troppo il lider maximo Fidel Castro, che aveva conosciuto nel 1982 e con il quale aveva speso diversi giorni a chiacchierare.

E’ proprio durante il collegamento video dall’ Havana, che il dissidente sarebbe statAno intercettato dalle forze dell’intelligence cubana le quali avrebbero subito provveduto all’ arresto del “disobbediente”.

L’arresto sarebbe stato preceduto da violenze nella “proprietà” (se così si può chiamare a Cuba) del dissidente, Jorge Luis García Pérez. Qui avrebbe messo sottosopra tutta la dimora, avrebbe picchiato l’uomo e avrebbe violentato la figlia di sei anni.

Dopo due giorni l’uomo sarebbe stato portato in carcere e da allora sarebbe vittima di ogni tipo di violazione dei diritti umani. Percosse, violenze fisiche e psicologiche. Tra le altre azioni condannate, sempre secondo il racconto della moglie, Yris Tamara Pérez Aguilera, gli agenti penitenziari avrebbero spruzzato uno spray al peperoncino, comunemente usato per difesa personale, in bocca al detenuto, che in seguito all’azione avrebbe perso i sensi per quindici minuti, dietro minacce che avvertivano che avrebbe pagato a caro prezzo l’azione fatta.

Antúnez, così è conosciuto Jorge García Pérez, ha scontato 17 anni di carcere dal 1983 ad oggi. Ha 47 anni.

La moglie ha dichiarata d’essere ella stessa stata vittima in caserma di soprusi e pestaggi, ma di essere subito stata rilasciata a differenza del marito.

il Senatore statunitense dello Stato del New Jersey. Robert Menendez col Presidente Obama.

Il Senatore del New Jersey Robert Menendez, avrebbe dichiarato che erano consci del rischio corso nell’intraprendere l’azione ma hanno comunque deciso di eseguirla.

Ovviamente nessuna fonte ufficiale cubana ha voluto commentare le dichiarazioni.

Brutta vicenda se vera, gravissima. Ma il punto è che non vi è alcuna prova sull’arresto, sui pestaggi, sulle violenze, sugli abusi raccontati dalla moglie. Una versione che non ha a supporto alcuna prova. Un racconto di un cittadino che compare sulle pagine della CNN, come è la prassi.



E non mi si venga a dire che un bloqueo, così è conosciuto l’embargo commerciale asfissiante, che ha provocato danni per oltre 75 mila milioni di dollari all’economia cubana, e che da oltre un decennio viene annualmente condannato in blocco dalle Nazioni Unite, non è motivo d’un approfondimento della testata giornalistica.

Certo è che Cuba, sin dal 1960, è stata isolata e turbata con attentati d’ogni genere. E i detrattori non vedono questa enorme azioni omicida, disumana e che obbliga ogni impresa del mondo con una qualsiasi componente statunitense a non commerciare con Cuba, se non per alcuni beni di prima necessità.

Un modo di fare giornalismo scorretto, che nasconde la verità scomoda. Di fatto una economia di stampo socialista è privata della possibilità di dimostrare, ad armi pari, d’essere un buon sistema alternativo a tante altre realtà latinoamericane. Ciò infatti potrebbe essere motivo d’esempio e conseguente causa di destabilizzazione per un continente indispensabile agli affari statunitensi.

Dietro tanti articoli e condanne mediatiche quanto cresce nel lettore una ostilità ed un pregiudizio d’istinto?

E’ questo che deve restare di quest’articolo. Mentre il messaggio che vuole ribadire la CNN quasi quotidianamente è chiaro a tutti, sin troppo chiaro…

http://thisiscuba.net/la-cnn-da-fonte-dubbia-e-con-nessuna-prova-attacca-cuba/


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